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	<title>Caterina Pes &#187; Scuola e Università</title>
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		<title>La scuola: le prospettive dopo gli anni della cura Tremonti-Gelmini</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[16 dicembre 2011 – In altri tempi, non meno difficili rispetto a quelli che stiamo attraversando, Antonio Gramsci invitò a scommettere sulla cultura e sulla conoscenza per costruire una realtà nuova: “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza”. Pronunciate quasi un secolo fa, le sue parole restano un monito quanto mai attuale per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>16 dicembre 2011 – In altri tempi, non meno difficili rispetto a quelli che stiamo attraversando, Antonio Gramsci invitò a scommettere sulla cultura e sulla conoscenza per costruire una realtà nuova: “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza”. Pronunciate quasi un secolo fa, le sue parole restano un monito quanto mai attuale per le nuove generazioni, un invito e, insieme, una speranza a non disperdere le forze, ma a puntare sulla risorsa più preziosa: la persona umana.</p>
<p>Anche oggi, all&#8217;interno di una società occidentale piegata da una crisi economica e finanziaria senza precedenti che assume sempre di più i contorni di una emergenza sociale, in molti, non solo tra gli intellettuali e i politici più illuminati, affermano che una via d&#8217;uscita è rappresentata dalla conoscenza.</p>
<p>I primi atti e le recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Monti e del neoministro dell&#8217;Istruzione Francesco Profumo sembrano coerenti con l&#8217;obiettivo di investire sulle giovani generazioni, sulla cultura e sulla conoscenza. L&#8217;inquilino di viale Trastevere ha affermato con chiarezza che non intende proseguire sulla strada delle riforme epocali intraprese dalla Gelmini, ma stabilire risorse e fondi certi per le scuole e superare la piaga, ormai endemica, del precariato.</p>
<p>Dopo gli anni del governo Berlusconi, segnati da una politica di tagli lineari che hanno paralizzato l&#8217;intero sistema formativo italiano, c&#8217;è da attendersi una nuova stagione, un occhio di riguardo verso scuola e università, che hanno pagato un prezzo altissimo agli stravolgimenti dell&#8217;ex ministro Mariastella Gelmini.</p>
<p>L&#8217;eredità lasciata dalla cura Tremonti-Gelmini è pesante. Nell&#8217;ultimo triennio abbiamo assistito a un fuoco di fila di provvedimenti che non hanno avuto altro effetto che minare la qualità dell&#8217;istruzione e tagliare drasticamente le risorse ad essa destinate. Una serie di boutade propagandistiche, sapientemente dosate dalla ministra, per screditare e indebolire la credibilità del corpo docente ed ottenere così una legittimazione sociale alle sforbiciate, mai così pesanti, operate sulla scuola.</p>
<p>In tre anni, grazie alla legge 133 del 2008, la spesa per l&#8217;istruzione è stata ridotta di 8 miliardi di euro attraverso il taglio di 87 mila posti negli organici dei docenti e di 44.500 unità per il personale ATA (ausiliario, tecnico e amministrativo).</p>
<p>Grazie al tandem Gelmini-Tremonti, l&#8217;Italia è piombata al terzultimo posto tra i paesi industrializzati quanto alle risorse assegnate alla scuola: peggio di noi, fanno solo Slovacchia e Repubblica Ceca. E questo mentre Francia, Germania e Stati Uniti spingono proprio sull&#8217;acceleratore dell&#8217;istruzione, incrementandone i fondi, per uscire dalla crisi.</p>
<p>La ricetta del governo Berlusconi si è basata invece su un&#8217;operazione di sottrazione sistematica, indiscriminata, lineare: meno ore di insegnamento, meno docenti, minore offerta formativa, meno fondi per l&#8217;autonomia scolastica, meno immissioni in ruolo, meno insegnanti di sostegno, meno (o meglio, niente) scatti di anzianità per i docenti di ruolo. A rileggere bene la miriade di provvedimenti che hanno caratterizzato la politica scolastica del passato esecutivo, c&#8217;è una sola voce accompagnata, tristemente, dal segno più: più alunni per classe. Una formula perfetta, quella delle “classi-pollaio”, per risparmiare sul numero dei docenti, ma non certo per garantire la qualità della didattica e tale da mettere persino a rischio la sicurezza degli alunni dentro scuole che, per il 50 per cento, avrebbero bisogno di ristrutturazioni edilizie ed in molti casi (10 mila edifici) dovrebbero essere addirittura abbattuti. Il governo Prodi, stringendo un patto con le Regioni e gli enti locali, aveva stanziato 250 milioni di euro per l&#8217;edilizia scolastica: fondi che il governo Berlusconi ha fatto sparire.</p>
<p>Così come è sparita buona parte dei fondi della legge 440 del &#8217;97, destinata a finanziare l&#8217;autonomia scolastica: il precedente esecutivo ha tagliato il 38% di queste risorse, che sono passate dai 269 milioni del 2001 ai 79 del 2011. Non basta: anche il Fondo di funzionamento ordinario delle scuole, ciò che garantisce la sopravvivenza degli istituti, è passato dai 220 milioni del 2007 ai 36 di quest&#8217;anno. Sforbiciate anche per le risorse destinate alle sostituzioni dei docenti e ai contratti di fornitura di servizi di pulizia.</p>
<p>La scure della Gelmini si è abbattuta però più pesantemente sugli insegnanti. Partiti già con gli stipendi più bassi d&#8217;Europa, i docenti italiani si sono visti bloccare i contratti e gli scatti di anzianità e sospendere la progressione degli stipendi. In realtà, la legge 133 del 2008 aveva previsto che il 30% dei risparmi derivanti dai tagli di organici fosse destinato a una sorta di premi di produttività e merito per i docenti: ma neanche questi soldi sono mai arrivati a destinazione.</p>
<p>Clamoroso e doloroso è stato il dietrofront operato dal governo Berlusconi rispetto a quello Prodi sul piano triennale di assunzione di 150 mila insegnanti precari e di 30 mila tra ausiliari, tecnici e amministrativi: solo 66 mila hanno tagliato il traguardo della stabilizzazione. Chi ha avuto la fortuna di entrare in ruolo, poi, dovrà mantenere suo malgrado lo stipendio da supplente per 9 anni.</p>
<p>Per mascherare questa politica di tagli indiscriminati, il ministro Gelmini ha deragliato l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica su questioni secondarie – come il ritorno al grembiulino – o si è addirittura appellata ai “bei tempi andati” per proporre una soluzione anacronistica e antididattica come il ripristino del maestro unico, poi rivisitato e ritrattato nella generica figura del maestro prevalente: una soluzione che aveva il solito fine, quello di stringere ancora di un buco la cinghia della scuola italiana, ed ha ottenuto il catastrofico effetto di destrutturare la scuola elementare, per merito della quale l&#8217;Italia era, per una volta e prima della cura Gelmini, in cima alle classifiche Ocse.</p>
<p>Cancellati anche i posti per l&#8217;insegnamento dell&#8217;inglese e ridotti gli insegnati di sostegno, che oggi sono 90 mila, contro 195 mila alunni disabili. Ciò significa che oltre la metà degli studenti che presentano difficoltà d&#8217;apprendimento resteranno indietro, perché lo Stato non ha loro garantito il diritto allo studio: una palese illegittimità che la Corte Costituzionale ha condannato a più riprese. E sempre in tema di equità e diritto allo studio, c&#8217;è da chiedersi dove siano finiti i 103 milioni di euro che dovevano servire ad aiutare le famiglie nell&#8217;acquisto dei libri di testo: spariti anche questi.</p>
<p>Nelle scuole superiori, sono state drasticamente tagliate le ore dedicate alle attività di laboratorio, mentre i corsi serali, necessari a dare una seconda possibilità agli adulti che vogliano trovare nuovi sblocchi lavorativi, sono finiti nel caos. Il Censis nel suo ultimo rapporto ci dice che il numero di persone tra i 18 e i 24 anni con la sola licenza media in Italia è pari al 18%: quasi uno su cinque. Una disfatta non per la scuola, ma per la società italiana, che si troverà a fare i conti con una forza lavoro sempre meno qualificata: il primo passo per l&#8217;impoverimento del paese.</p>
<p>E&#8217; evidente che il nuovo governo Monti avrà molto da fare per risollevare le sorti di un sistema investito e devastato dallo tsunami Gelmini. E&#8217; altrettanto evidente che attraversiamo una crisi epocale, per cui l&#8217;Europa ci chiede profondi sacrifici ma altrettanto importanti vie d&#8217;uscita.</p>
<p>E&#8217; importante perciò che la nostra ricetta per lo sviluppo passi non per un ulteriore giro di vite ai danni della scuola e dell&#8217;Università, ma per un più importante investimento in questo settore, come ci insegnano i paesi che questa via l&#8217;hanno già percorsa.</p>
<p>Dobbiamo garantire una migliore qualità dell&#8217;insegnamento e una parità di accesso allo studio autentica, ridare risorse alle scuole, investire in formazione, garantire agli insegnanti la dovuta dignità economica e la stabilità della docenza, nel nome della continuità didattica. Dobbiamo garantire agli studenti scuole sicure, accoglienti, all&#8217;avanguardia, non parcheggi o classi pollaio. Dobbiamo smettere di lavorare per sottrazione ed iniziare a credere nella scuola come un investimento, seppure di lungo periodo, come una cassaforte in cui riporre il futuro di questo Paese.</p>
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		<title>Scuola e Costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 11:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>

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		<description><![CDATA[29 novembre 2011 &#8211; Il  Meic di Oristano, nell&#8217;ambito  della programmazione del corso di formazione etico politica, ha organizzato nella giornata di ieri il convegno dal titolo Scuola e Costituzione. Sono intervenute la sottoscritta e l&#8217;On Valentina Aprea, presidente della Commissione cultura della Camera dei deputati. Allego il mio intervento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>29 novembre 2011 &#8211; Il  Meic di Oristano, nell&#8217;ambito  della programmazione del corso di formazione etico politica, ha organizzato nella giornata di ieri il convegno dal titolo Scuola e Costituzione.<br />
Sono intervenute la sottoscritta e l&#8217;On Valentina Aprea, presidente della Commissione cultura della Camera dei deputati.<br />
<a href="http://www.caterinapes.it/2011/11/29/scuola-e-costituzione-28-xi-2011/">Allego il mio intervento</a></p>
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		<title>Scuola e Costituzione 28.XI.2011</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 11:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scuola e Costituzione 28.XI.2011 Nel lungo e interessante dibattito in seno alla Costituente, che iniziò i propri lavori nel gennaio del 1947 e li concluse nel mese di dicembre dello stesso anno, si osserva testualmente: “ Uno dei punti al quale l’Italia deve tenere maggiormente è che nella Costituzione, come in nessun’altra, sia accentuato l’impegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scuola e Costituzione<br />
28.XI.2011<br />
Nel lungo e interessante dibattito in seno alla Costituente, che iniziò i propri lavori nel gennaio del 1947 e li concluse nel mese di dicembre dello stesso anno, si osserva testualmente:</p>
<p>“ Uno dei punti al quale l’Italia deve tenere maggiormente è che nella Costituzione, come in nessun’altra, sia accentuato l’impegno di aprire ai capaci e ai meritevoli, anche se poveri, i gradi più alti dell’istruzione. Alla realizzazione di questo impegno occorreranno grandi stanziamenti; ma non si deve evitare; si tratta di una delle forme più significative per riconoscere, anche qui, il diritto alla persona, per utilizzare a vantaggio della società forze che resterebbero latenti e perdute, di attuare una vera democrazia”.</p>
<p>Ho letto questo stralcio del dibattito per dire che la scuola è una precondizione della democrazia, poiché , come prescrive l’art. 3 , è volta a superare le disuguaglianze sociali ed economiche e a creare condizioni reali delle pari opportunità per tutti.</p>
<p>Il testo costituzionale, negli articoli 33 e 34 , delinea i principi di un sistema scolastico statale che, in coerenza con i valori fondanti della democrazia, senza dubbio deve trasmettere i saperi, ma soprattutto deve formare i cittadini di una società democratica e cioè una scuola per un pieno diritto alla cittadinanza.</p>
<p>Nel gennaio 1950, ad un convegno dal titolo “ In difesa della scuola pubblica”, Piero Calamandrei scriveva:<br />
<< La scuola, per come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete, nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “ l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi.</p>
<p>Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il Presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone<br />
tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue …>>.</p>
<p>Sempre nello stesso intervento, Calamandrei , che come sapete è stato uno dei padri della nostra Costituzione, diceva anche che l’art 34 – che ricordo recita :“ La scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungerei gradi più alti degli studi”- è l’articolo più importante della nostra Costituzione.</p>
<p>Per il suo valore politico e sociale.</p>
<p>Perché apre alle possibilità di superare le disuguaglianze sociali ed economiche e crea le condizioni di realizzare le pari opportunità per tutti, di creare cittadini, senza distinzioni di censo, razza o religione.<br />
Perché in quanto organo centrale della democrazia, la scuola garantisce la mobilità sociale, rimuove gli ostacoli che producono diseguaglianza, forma e seleziona la classe dirigente.</p>
<p>La prima finalità della scuola è, quindi, anche negli intendimenti dei padri costituenti, quella di realizzare ciò che chiamiamo il pieno Diritto alla cittadinanza.</p>
<p>In questa prospettiva, considero fondamentale la scelta di rafforzare, nell’insegnamento, percorsi relativi alle cosiddette educazioni trasversali. Dalla scuola deve arrivare, infatti, la condizione in cui imparare e in cui ragionare e poter argomentare. Su questioni, aggiungo, eticamente rilevanti e nel rispetto dei valori di ciascuno.<br />
***</p>
<p>Iniziamo col dire che :<br />
Condizioni che ritengo fondamentali per una piena realizzazione del diritto alla cittadinanza sono l’educazione all’uguaglianza e l’educazione alla libertà.<br />
L’educazione all’uguaglianza sottende ad una visione pluralistica della società, della cultura, della sfera dei valori.</p>
<p>In uno spazio sempre più caratterizzato da differenze e disuguaglianze , la scuola deve poter attivare la pratica dell’uguale rispetto delle persone.<br />
La massima kantiana che recita: “ Agisci in modo da considerare l’altrui persona anche come fine e non come semplice mezzo” , segna e sottolinea, al tempo stesso, il tema del rispetto dell’altro così come l’ho appena inteso.</p>
<p>Perché , vedete, il valore del pluralismo non può mai prescindere dall’apprendimento della cultura del rispetto. Che significa : riconoscimento delle differenze e della diversità; imparare a convivere con le diversità.<br />
Come diceva Confucio: “ E’ bene, al tempo stesso , essere fedeli a se stessi e attenti agli altri”.<br />
Ripeto : sono profondamente convinta che il dialogo tra culture diverse e il pluralismo esprimano il più autentico significato della scuola intesa come “laboratorio della democrazia”.<br />
In tempi come i nostri che stiamo vivendo, ogni richiamo guardate alla cultura e al rispetto dell’altro non può essere considerato come scontato.</p>
<p>Popoli che emigrano in massa nella nostra terra in cerca di lavoro e di libertà, una crisi sociale come il mondo occidentale non ne vedeva da mezzo secolo, perdita di posti di lavoro , crisi di valori e scontri di civiltà, costituiscono il pane e il companatico di cui i nostri ragazzi si cibano quotidianamente; in un dibattito confuso e urlato, dove spesso l’egoismo di parte prevale sull’umanesimo dei nostri più antichi valori .<br />
Ecco perché considero la scuola un luogo prezioso di difesa e memoria di ciò che siamo e ciò che siamo stati. </p>
<p>Una civiltà millenaria, aperta e curiosa e accogliente.</p>
<p>L’ altro concetto fondamentale dell’educazione alla cittadinanza democratica che considero importante è quello dell’educazione alla libertà, che è prima di tutto rispetto della libertà altrui, nella propria.<br />
Anche di chi è differente.</p>
<p>Il riconoscimento, infatti, che la realizzazione della propria libertà trova il suo limite nel rispetto di quella dell’altro è, credo, un elemento fondamentale del cammino educativo.</p>
<p>Ancora una volta, come si può vedere, anche nella declinazione del concetto di libertà, affiora l’attenzione e il rispetto dei diversi tipi di alterità.<br />
Come vedete, ritorna nel mio discorso la medesima suggestione di prima : l’attenzione al diverso e alla sua umanità.</p>
<p>Infine, se me lo consentite, da professore di storia quale sono, vorrei concludere con un elogio della storia.<br />
Innanzitutto perché credo che l’educazione alla convivenza democratica che non prenda sul serio l’insegnamento e l’apprendimento della storia sia destinata al fallimento.</p>
<p>La storia,vedete, è il meraviglioso, sterminato repertorio di possibilità che abbiamo alle nostre spalle.<br />
Tutti i valori fondamentali della vita democratica hanno una storia.<br />
Il ricorso alla prospettiva storica , nella formazione di cittadini responsabili nella POLIS e nella COSMOPOLIS è in questo, fondamentale. Soprattutto in tempi difficili comei nostri .</p>
<p>Perché dico polis e cosmopolis?<br />
per dire che dobbiamo imparare la consapevolezza civile all’interno di una stessa casa, aperta, ospitale, variegata.</p>
<p>Quella stessa consapevolezza che ci dice che non vi è un solo modo per far crescere e sviluppare persone che considerino buona cosa la varietà e la diversità degli “esperimenti umani”, tanto per citare il vecchio John Stuart Mill.</p>
<p>Quella stessa consapevolezza civile, che ci induce a sospettare la falsa necessità di comunità umane ipocritamente omogenee.</p>
<p>Guardate, dico questo ai miei tempi malati. E ai miei giorni.</p>
<p>Questo è , se si vuole il mio piccolo elogio all’Illuminismo, in tempi mutati.</p>
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		<title>Scomparsi i Fondi Fas per le scuole.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 11:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[28 novembre 2011 &#8211; Che fine hanno fatto i fondi Fas destinati alla messa in sicurezza delle scuole? La denuncia è arrivata dal deputato Oristanese Caterina Pes, nel corso di una conferenza stampa. La parlamentare del Pd ha ricordato che alla Sardegna il piano di interventi governativi prevedeva lo stanziamento complessivo di oltre 33 milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>28 novembre 2011 &#8211; Che fine hanno fatto i fondi Fas destinati alla messa in sicurezza delle scuole? La denuncia è arrivata dal deputato Oristanese Caterina Pes, nel corso di una conferenza stampa. La parlamentare del Pd ha ricordato che alla Sardegna il piano di interventi governativi prevedeva lo stanziamento complessivo di oltre 33 milioni di Euro. Alla sola provincia di Oristano invece erano destinati oltre 5 milioni di euro. “Le risorse, individuate attraverso i fondi Fas – ha ricordato Caterina Pes – erano stati annunciati nel corso di una conferenza di servizio dall’allora ministro Fitto. Fondi indispensabili per l’adeguamento e la messa in sicurezza di centinaia di edifici scolastici in tutto il Paese”. I fondi ammontavano complessivamente ad oltre 398 milioni di euro ed erano finalizzati proprio a fronteggiare le emergenze strutturali degli edifici. “Nel primo programma stralcio erano stati spesi l’11 per cento di quelle risorse, nel secondo il 33 per cento – ha aggiunto il deputato Pes – poi non si è capito che fine abbiano fatto i fondi. Sono scomparsi nel nulla. Oggi noi come Pd denunciamo questa assurda situazione e ci facciamo portavoce delle istanze delle amministrazioni locali che da anni attendono quei denari per mettere in sicurezza la maggioranza degli istituti scolastici della provincia di Oristano, alcuni dei quali sono oramai fuori norma. Vigileremo e ci attiveremo – ha concluso Caterina Pes – per capire che fine hanno fatto quelle importanti risorse”. Gli interventi individuati nel Piano di interventi programmati in provincia di Oristano erano stati in totale 19 ed interessavano i comuni di Arborea (149.000), Ardauli (149.000), Bosa (248.000), Cuglieri (109.000), Laconi (119.000), Narbolia (109.000), Nurachi (29.000), Oristano, scuola Media di piazza Manno (199.000), scuola materna di Via Campania (109.000), Scuole elementari di via Bellini (198.000), Palmas Arborea (149.000), Riola sardo (198.000), Santa Giusta (149.000), Samugheo, Elementari via Calamandrei (19.000) e Scuola dell’infanzia via Emilia (168.000), Santulussurgiu, Scuola materna via Suor Modesta (79.000) e Scuole Medie via Frati Minori, Scano Montiferro (99.000), Tresnuraghes (667.000).<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZnFKbbYe36Q">www.pdoristano.it<br />
guarda il servizio su Nova Tv</a></p>
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		<title>Docenti in esubero: servono interventi immediati per arginare il rischio licenziamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 19:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>

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		<description><![CDATA[17 novembre 2011 – Tra le maglie del maxi-emendamento alla Legge di Stabilità varata sabato scorso, ultimo atto dell&#8217;esecutivo Berlusconi prima dell&#8217;uscita di scena, fa capolino l&#8217;articolo 4 che introduce nuove “disposizioni in tema di mobilità e collocamento in disponibilità dei dipendenti pubblici”. La norma – uno degli ultimi scellerati lasciti del precedente governo – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>17 novembre 2011 – Tra le maglie del maxi-emendamento alla Legge di Stabilità varata sabato scorso, ultimo atto dell&#8217;esecutivo Berlusconi prima dell&#8217;uscita di scena, fa capolino l&#8217;articolo 4 che introduce nuove “disposizioni in tema di mobilità e collocamento in disponibilità dei dipendenti pubblici”.</p>
<p>La norma – uno degli ultimi scellerati lasciti del precedente governo – rischia di abbattersi come un ciclone sui dipendenti della pubblica amministrazione, in modo particolare della scuola.</p>
<p>Secondo le nuove disposizioni i docenti e i non docenti che dovessero trovarsi per quest&#8217;anno scolastico in una condizione di esubero nel proprio istituto dovranno, dopo una preliminare informativa ai sindacati, subire una procedura accidentata per poter essere ricollocati, pena, come extrema ratio, il licenziamento e dunque l&#8217;espulsione dal mondo del lavoro.</p>
<p>Nel caso in cui non sarà possibile ricollocare il lavoratore in esubero presso altre scuole o classi di concorso per cui sia munito di abilitazione all&#8217;insegnamento, si tenterà lo spostamento in altre amministrazioni. In caso contrario si procederà con il collocamento in disponibilità a stipendio ridotto – l&#8217;80% &#8211; per 24 mesi. Dopo di che scatteranno i licenziamenti. Senza neppure provare ad avviare gli interessati ai corsi di riconversione.<br />
Nel comparto scuola, a leggere alcune stime, sarebbero almeno 10 mila i docenti in esubero, perdenti posto a causa dei tagli lineari effettuati in questi anni dal duo Gelmini-Tremonti: in molti rischiano di venire estromessi dal mondo della scuola o, nella migliore delle ipotesi, essere costretti a spostarsi in altre province o in altre regioni alla ricerca di una cattedra libera.<br />
Ma il fenomeno degli esuberi del personale docente oggi drammaticamente oggetto delle misure sulla mobilità stabilite dalla Legge di stabilità merita un&#8217;attenzione particolare.</p>
<p>Prima di tutto è obbligatorio interrogarsi come sia stato possibile che con un operazione che aveva l’obiettivo di eliminare in tre anni scolastici 87mila docenti e 45mila ATA al fine, si diceva, di eliminare il fenomeno del precariato, e di risparmiare circa 8 miliardi della spesa pubblica si sia ottenuto il risultato per certi versi opposto con 10.000 insegnanti di ruolo privati del loro posto e 115 mila docenti a tempo determinato pari al 14,9% del totale, dato questo – un&#8217;altra promessa mancata della Gelmini &#8211; percentualmente identico a quello registrato nell’anno scolastico 2005-06.</p>
<p>Il fenomeno dei docenti in esubero è un effetto della “non riforma epocale della Gelmini” fatta unicamente a colpi di tagli lineari indifferenziati nel territorio e nei diversi ordini scolastici. Secondo le stime, dei diecimila docenti in esubero 1.904 sono insegnanti della scuola primaria, 1.243 della scuola secondaria di I° grado e ben 6.902 nella scuola secondaria di secondo grado. Di questi ultimi circa 3.400 sono insegnanti tecnico pratici (ITP) dell’istruzione tecnica e professionale che hanno perso il posto perché la riforma epocale non prevede più la centralità dell’uso dei laboratori.</p>
<p>Per arginare questa catastrofe sociale e culturale che potrebbe abbattersi sulla scuola italiana, il nuovo esecutivo Monti e il prossimo responsabile di Viale Trastevere Francesco Profumo dovranno attivare tutte le procedure necessarie, anche con la collaborazione dei sindacati, allo scopo di individuare una soluzione rapida che escluda l&#8217;ennesimo licenziamento di massa operato sulla pelle di migliaia di insegnanti di ruolo.</p>
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