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	<title>Caterina Pes &#187; Primo piano</title>
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		<title>27 gennaio 2012 Giornata della memoria</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 11:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<title>25 Novembre: Giornata Internazionale per l&#8217;Eliminazione della Violenza Contro le Donne</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 19:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[25 Novembre 2011 &#8211; Il 17 Novembre del 1999 L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha indicato il 25 novembre come la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La data è stata scelta perché il 25 novembre 1960 tre sorelle, Mirabal Patria Mercedes, Minerva Argentina Mirabal Maria e Antonia María Teresa Mirabal, impegnate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>25 Novembre 2011 &#8211; Il 17 Novembre del 1999 L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha indicato il 25 novembre come la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. </p>
<p>La data è stata scelta perché il 25 novembre 1960 tre sorelle, Mirabal Patria Mercedes, Minerva Argentina Mirabal Maria e Antonia María Teresa Mirabal, impegnate nella lotta civile contro la dittatura nella Repubblica Dominicana, vennero assassinate su ordine del dittatore Rafael Trujillo. . </p>
<p>Da quel momento, coloro che si battono in difesa dei diritti delle donne osservano una giornata contro la violenza, in occasione dell&#8217;anniversario della loro morte. </p>
<p>Questa data ci da l’occasione per ricordare che ogni 15 secondi nel mondo c’è una donna che subisce violenza e che, nella maggior parte dei casi, l’aggressore è un conoscente, se non un familiare della vittima. Violenze e stupri vengono commessi 9 volte su 10 in casa, da familiari, amici, datori di lavoro, colleghi, insegnanti, compagni di classe. </p>
<p>I dati ci dicono, anche , che tre donne su dieci hanno subito violenza. </p>
<p>Credo che la violenza sulle donne sia un problema oltre che sociale anche profondamente culturale. </p>
<p>Il silenzio, infatti, è sempre il primo colpevole. </p>
<p>Nel febbraio del 2009, il Parlamento Italiano ha approvato una legge sullo stalking. Un ottimo strumento, perché punisce il colpevole della violenza anche psicologica, in ambito familiare. Tuttavia non ancora sufficiente. Perché diffusa, è ancora tra le donne la scelta del silenzio. E’proprio contro la paura e la rassegnazione, che noi donne dobbiamo fare fronte comune. Convintamente e coraggiosamente. </p>
<p>La sfida è quella di diffondere una cultura sana delle identità femminili e maschili nella loro differenza , e dei nessi e le fratture che da sempre legano e separano uomini e donne: la nascita, la morte, la sessualità e la cura. </p>
<p>Questa giornata, però, oggi vorrei dedicarla anche ad Antonia Zaza, Matilde Doronzo, Giovanna Sardaro, Concetta Tina e Maria Cinquepalmi, morte il 3 ottobre 2011 a Barletta nel crollo di una palazzina, mentre lavoravano per 3,95 euro a ora, in nero.<br />
Lavoravano per sopravvivere, in un sud Italia senza lavoro, in cui le donne, sempre generose, spesso sopravvivono con un lavoro oltre il limite dell’accettabile . </p>
<p>Anche il disagio e la discriminazione sociale è una forma di violenza, così come il lavoro nero a cui purtroppo migliaia di noi sono costrette da una società ancora fortemente discriminatoria. Una violenza subdola, perché meno rumorosa. Ma non per questo meno grave.</p>
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		<title>Il ministro, la scuola e i giovani dei movimenti</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 08:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[11 ottobre 2011 &#8211; Dopo anni di beata innocenza, il ministro dell&#8217;Istruzione ha candidamente ammesso che “con i tagli non si governa”. Le parole di Maria Stella Gelmini suonano tardive, perché arrivano dopo un triennio di “risparmi e razionalizzazioni” &#8211; ben otto miliardi e oltre 130 mila dipendenti della scuola pubblica mandati a spasso a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>11 ottobre 2011 &#8211; Dopo anni di beata innocenza, il ministro dell&#8217;Istruzione ha candidamente ammesso che “con i tagli non si governa”. Le parole di Maria Stella Gelmini suonano tardive, perché arrivano dopo un triennio di “risparmi e razionalizzazioni” &#8211; ben otto miliardi e oltre 130 mila dipendenti della scuola pubblica mandati a spasso a partire dal 2008 – riforme epocali che anziché rinnovare il sistema formativo e universitario lo hanno reso più debole ed esposto alla concorrenza della scuola privata, finanziata e agevolata, invece, da fiumi di risorse da parte dello Stato centrale e delle Regioni.</p>
<p>La Gelmini in versione dialogante auspica un rapporto costruttivo con le organizzazioni studentesche che in questi giorni manifestano in tutte le piazze d&#8217;Italia; ma al di là delle belle intenzioni, non recede neppure di un passo: guai a sconfessare le politiche inefficienti di questi ultimi anni volte soltanto a prosciugare gli organici e a stravolgere i quadri disciplinari nelle scuole secondarie superiori!</p>
<p>La Gelmini non può chiamarsi fuori da un progetto che lei non solo non ha subito, ma ha ampiamente condiviso e partecipato a realizzare. E&#8217; riuscita in appena tre anni, da quando siede sulla poltrona più importante di Viale Trastevere, a scontentare tutti: insegnanti, famiglie, studenti medi e universitari, comunità scientifiche e rettori. Su una cosa la Gelmini ha però ragione, quale riforma in tempi di crisi risulta indolore?</p>
<p>Questo è vero, ma forse la capacità di un governo e dei suoi ministri si misura proprio nei momenti più difficili: anziché chiamare tutte le forze produttive e sane che operano nel sistema scolastico e universitario per condividere insieme un progetto in cui ciascuno, davanti alle difficoltà del momento, si fosse assunto le proprie responsabilità, ha preferito le provocazioni, le illazioni sugli insegnanti ideologizzati e poco preparati, sui bidelli sfaticati più numerosi dei carabinieri: un corollario di insulti che non hanno sicuramente agevolato la coesione all&#8217;interno del mondo della scuola.</p>
<p>Oggi davanti alle manifestazioni studentesche e ai cortei che sfilano in numerose città italiane il ministro si è resa finalmente conto del problema-dramma del precariato. Se ne è resa conto adesso, nell&#8217;epoca del berlusconismo decadente con un governo che scricchiola e una maggioranza che fa acqua da tutte le parti.</p>
<p>Eppure il fenomeno precariato – una piaga della società – tra i giovani viene da lontano, ma l&#8217;esecutivo era impegnato a fronteggiare ben altre situazioni.</p>
<p>Le cifre parlano chiaro: nel nostro Paese oltre due milioni di persone, in maggior parte giovani, ma non solo, sono inchiodati a un impiego a tempo determinato, interinale, a progetto, a chiamata, somministrato, una serie di nomi e di sigle quasi infinita. Molti lavorano nel sommerso e oltre che precari sono invisibili, senza uno straccio di contributi per la pensione.</p>
<p>Il popolo dei precari è oggi un esercito che non riguarda i trentenni, ma coinvolge chi ancora siede tra i banchi della scuola superiore, tutti consapevoli di un mercato del lavoro avaro di opportunità, dove le situazioni di sfruttamento incominciano a diventare frequenti e insopportabili.</p>
<p>Di questa galassia che si agita e giustamente rivendica diritti e tutele, che chiede un futuro certo, il ministro Gelmini ha preso consapevolezza soltanto ora.</p>
<p>Come eredità lascerà, però, una scuola impoverita di stimoli e di risorse, più debole nell&#8217;affrontare le sfide sociali e culturali che verranno.<br />
I giovani oggi sfilano ritmando lo slogan “Save the school not bank”, ebbene questi ragazzi hanno capito ben prima del titolare dell&#8217;istruzione e degli altri ministri del governo Berlusconi qual è la scommessa da affrontare per uscire da questo deserto.</p>
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		<title>Riformismo per salvare l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 15:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma &#8211; Palazzo della Cooperazione &#8211; 10 ottobre 2011 &#8211; Diretta streaming su: www.movimentodemocratico.org]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.caterinapes.it/wp-content/uploads/2011/10/riformismo.bmp"></a>Roma &#8211; Palazzo della Cooperazione &#8211; <strong>10 ottobre 2011 &#8211; </strong></p>
<p>Diretta streaming su: <strong><a href="http://www.movimentodemocratico.org/">www.movimentodemocratico.org</a></strong></p>
<p><a href="http://www.caterinapes.it/wp-content/uploads/2011/10/riformismo.bmp"><img class="alignnone size-full wp-image-4259" title="riformismo" src="http://www.caterinapes.it/wp-content/uploads/2011/10/riformismo.bmp" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://www.caterinapes.it/wp-content/uploads/2011/10/306355_2410049821646_1563247993_2534151_389339547_n1.jpg"></a></p>
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		<title>Sulla sorte dei marittimi della Savina Caylyn, in mano ai pirati somali da sette mesi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 08:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interrogazioni e interpellanze]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[ 15 settembre 2011. Da oltre due mesi non si hanno notizie sulla sorte dell&#8217;equipaggio della petroliera Savina Caylyn, in tutto 22 uomini, 17 indiani e 5 italiani, in mano ai pirati somali al largo del Corno d&#8217;Africa dallo scorso 8 febbraio 2011. Fino ad oggi nessuna trattativa ha avuto un esito positivo.  Per fare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> 15 settembre 2011. Da oltre due mesi non si hanno notizie sulla sorte dell&#8217;equipaggio della petroliera Savina Caylyn, in tutto 22 uomini, 17 indiani e 5 italiani, in mano ai pirati somali al largo del Corno d&#8217;Africa dallo scorso 8 febbraio 2011. Fino ad oggi nessuna trattativa ha avuto un esito positivo.</p>
<p> Per fare un po&#8217; di luce su questa vicenda angosciante che si protrae da diversi mesi e che sembra trovarsi in una condizione di stallo ho presentato un&#8217;interrogazione al ministro degli Esteri, per sapere dal Governo se disponga di informazioni più precise in merito allo stato di salute dei sequestrati e quali iniziative intenda intraprendere o stia mettendo in atto per porre fine a questa tragico evento e arrivare così alla liberazione degli ostaggi.</p>
<p>Su questa odissea che coinvolge cittadini italiani e indiani sembra calato un silenzio assordante; si hanno poche informazioni sugli sviluppi della mediazione con i predoni che hanno assaltato la nave e questo impasse non fa che accrescere l&#8217;ansia e la disperazione dei familiari dei rapiti che in seguito a un contatto telefonico temono rappresaglie e violenze nei confronti dei loro cari.</p>
<p> Nei giorni scorsi ho avuto un incontro con alcuni famigliari dei marittimi sequestrati e con la componente Commissione agli Affari Esteri Margherita Boniver alla quale ho espresso l&#8217;auspicio che da parte del Governo vengano messe in opera tutte le azioni necessarie per approdare nel più breve tempo possibile ad una soluzione della vicenda.</p>
<p> Le trattative con i sequestratori, infatti, si sono interrotte due mesi fa per il rifiuto da parte dei pirati dell&#8217;offerta di 7,5 milioni di dollari a titolo di riscatto proposto dalla società armatrice proprietaria della Savina Caylyn. I pirati in diverse occasioni avevano richiesto una cifra molto più alta, pari a 14 milioni di dollari e per questo motivo avevano interrotto ogni contatto. Il Ministero più volte sollecitato ad intraprendere un&#8217;azione di forza è attendista su questo tipo di intervento per non far correre rischi molto alti all&#8217;equipaggio.</p>
<p> Intanto non si arrestano le mobilitazioni: la settimana scorsa i famigliari dei marittimi sequestrati hanno manifestato davanti Montecitorio per chiedere al Governo e alla società armatrice l&#8217;avvio di ogni trattativa possibile per riportare a casa l&#8217;equipaggio. Nonostante le rassicurazioni a nome dell&#8217;esecutivo del sottosegretario Gianni Letta ad oggi non sembrano esserci novità positive che sblocchino la vicenda mentre sono più critiche le condizioni di salute di alcuni marittimi tra cui il direttore di macchina della Savina Caylyn Nicola Verrecchia.</p>
<p> Il Governo italiano ha dichiarato di non poter contemplare alcuna forma di contatto o mediazione con i pirati, né tanto meno pagare il riscatto, come sancito dalle leggi internazionali.</p>
<p> Ma un intervento deciso del governo italiano viene richiesto da più parti, tanto più che il Senato in data 18 dicembre 2008 ha approvato un ordine del giorno che impegna l&#8217;esecutivo a farsi promotore in seno alle Nazioni Unite di qualunque iniziativa necessaria per porre fine agli atti di pirateria marittima, oggi in costante aumento e il cui valore criminale è sancito dalle leggi e dalla prassi del diritto internazionale.</p>
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