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	<title>Caterina Pes &#187; Interventi in Aula</title>
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		<title>Alla Camera sulle bonifiche di La Maddalena</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 09:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<title>Question time, il resoconto e il video</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 08:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiarimenti relativi alla realizzazione, per conto in particolare della Guardia di finanza, di una rete di sensori radar lungo alcune coste italiane, con particolare riferimento alla Sardegna Guarda il video PRESIDENTE. L&#8217;onorevole Calvisi ha facoltà di illustrare l&#8217;interrogazione Pes n. 3-01777, concernente chiarimenti relativi alla realizzazione, per conto in particolare della Guardia di finanza, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiarimenti relativi alla realizzazione, per conto in particolare della Guardia di finanza, di una rete di sensori radar lungo alcune coste italiane, con particolare riferimento alla Sardegna <span id="more-3887"></span></p>
<p><a href="http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Assemblea?NumeroLegislatura=16&amp;NumeroSeduta=508&amp;IdIntervento=247942">Guarda il video<br />
</a><br />
PRESIDENTE. L&#8217;onorevole Calvisi ha facoltà di illustrare l&#8217;interrogazione Pes n. 3-01777, concernente chiarimenti relativi alla realizzazione, per conto in particolare della Guardia di finanza, di una rete di sensori radar lungo alcune coste italiane, con particolare riferimento alla Sardegna (vedi l&#8217;allegato A &#8211; Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.<br />
GIULIO CALVISI. Signor Presidente, per ottemperare ad impegni internazionali in materia di sicurezza l&#8217;Italia ha deciso Pag. 109di installare lungo le proprie coste una potente rete di radar. Gran parte dei siti sono stati individuati sulla costa occidentale della Sardegna.<br />
Tralascio il tema della sicurezza, voglio solo riferire quello che le popolazioni locali e i rappresentanti delle amministrazioni locali ci hanno detto. Con la motivazione della sicurezza nazionale non si può derogare alle leggi urbanistiche, non si possono escludere le amministrazioni locali coinvolte, non si può prescindere dalle valutazioni di impatto ambientale, non si può venire meno ad un&#8217;esigenza di trasparenza, non si possono aggirare vincoli severissimi in zone incontaminate e protette, non si possono non dare dati certi e risposte inoppugnabili in materia di tutela della salute dei cittadini, non si possono costituire in maniera surrettizia nuove servitù militari nel territorio che più di tutti in Italia ospita servitù militari.<br />
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Calvisi.<br />
GIULIO CALVISI. E, allora, le nostre domande: quanti radar volete mettere, o avete preso l&#8217;impegno di mettere, in Sardegna, cinque, sette, quindici? Quanti saranno quelli della Guardia di finanza, quanti quelli della guardia costiera, del corpo della capitaneria? Quante e quali servitù militari avete intenzione di costituire?<br />
PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Vito, ha facoltà di rispondere.<br />
ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, do lettura della risposta fornita dal Ministero dell&#8217;economia e delle finanze, che riporta gli elementi pervenuti dal comando generale della Guardia di finanza.<br />
La normativa vigente, armonizzata nel tempo con quella europea, assegna al Corpo della guardia di finanza peculiari compiti di polizia economica e finanziaria in mare e alle frontiere marittime, che costituiscono anche frontiere esterne dell&#8217;Unione europea, per il contrasto dei traffici illeciti, in coordinamento con le altre forze di polizia.<br />
Al fine di rendere più efficiente ed efficace l&#8217;onerosa attività di vigilanza nelle acque prospicienti il territorio italiano, la Pag.<br />
110Guardia di finanza ha proceduto all&#8217;acquisizione di un sistema integrato di sorveglianza radar costiero di profondità, con capacità di controllo oltre le linee di confine delle acque nazionali, quale supporto tecnologico utile a consentire una rimodulazione dell&#8217;intera attività del comparto e, quindi, a parità di ore di volo e di moto disponibili, una razionalizzazione e redistribuzione del complessivo monte ore tra tutti i settori di impiego operativo.<br />
La progettualità della rete radar costiera è stata avviata con la trasformazione, previo aggiornamento tecnico, di quattro postazioni radar mobili automontate su shelter, già in dotazione al Corpo, in postazioni radar fisse con remotizzazione e telecomando dei sistemi dalle rispettive sale operative. Al riguardo è stata esperita una gara informale ai sensi dell&#8217;articolo 17 del decreto legislativo n. 163 del 2006.<br />
La realizzazione della rete radar costiera è destinata ad integrare il sistema di comando e controllo C4I del Corpo, dichiarato segreto.<br />
L&#8217;installazione di postazioni radar di profondità riguarda le regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia, Veneto, Marche e Abruzzo.<br />
Il comando generale assicura l&#8217;avvenuto rispetto di tutte le procedure amministrative per il rilascio delle previste autorizzazioni da parte degli enti e delle amministrazioni preposte.<br />
In particolare è stata effettuata una valutazione dell&#8217;impatto ambientale e paesaggistico da parte degli organi tecnici dei competenti enti ed amministrazioni, invitati alle conferenze dei servizi indette dal provveditorato interregionale per le opere pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna, i quali hanno rilasciato, unitamente a tutti gli altri partecipanti, il proprio nulla osta alle installazioni, attesa la bassa incidenza paesaggistica.<br />
Il comando generale ha precisato, altresì, che la rete radar costiera della Guardia di finanza non è considerata opera destinata alla difesa militare, ma finalizzata al supporto delle attività di contrasto dei traffici illeciti perpetrati via mare e di prevenzione degli eventi di immigrazione clandestina.<br />
Per quanto concerne le caratteristiche tecniche e l&#8217;impatto elettromagnetico dei sensori radar, valgono le dichiarazioni di conformità rilasciate da parte di un professionista del settore, appositamente incaricato, nonché i risultati delle analisi effettuate Pag. 111dall&#8217;ARPA, che hanno confermato rispondenza e compatibilità con i limiti imposti dalla normativa vigente alle emissioni elettromagnetiche.<br />
Infine, il comando generale ha rappresentato che, a seguito delle manifestazioni di protesta nelle diverse aree interessate, si è proceduto ad ulteriori incontri con le amministrazioni locali e in particolare, in data 25 maggio 2011, si è tenuto un incontro presso la prefettura di Cagliari, finalizzato alla maggiore diffusione delle informazioni riguardanti il progetto, ivi comprese quelle concernenti l&#8217;intervenuta valutazione dei profili inerenti la tutela della salute, dell&#8217;ambiente e della sicurezza pubblica.<br />
PRESIDENTE. L&#8217;onorevole Pes ha facoltà di replicare.<br />
CATERINA PES. Signor Presidente, signor Ministro, naturalmente mi permetto di dire che noi siamo estremamente sconcertati da questa risposta, perché la domanda era evidentemente un&#8217;altra.<br />
Noi chiedevamo di rendere pubblica in maniera urgente la mappatura dei siti in cui sarebbero stati installati i radar sulle coste della Sardegna, radar che riguardano sia la Guardia<br />
di finanza sia la guardia costiera e che si pensa possano essere più di 8, quasi 10.<br />
Il punto è che voi non avete risposto alla domanda che noi vi abbiamo posto e che cela in realtà quella che è la nostra preoccupazione più grande, e cioè che dietro l&#8217;installazione di questi nuovi radar vi sia la costituzione di nuove servitù, perché ogni radar presuppone un&#8217;ulteriore servitù nel territorio della nostra isola.<br />
Non solo non avete risposto a questa domanda, ma ci rispondete che si è trattata di una gara informale, che riguarda solo la Guardia<br />
di finanza &#8211; e non è vero, perché vi sono anche le installazioni che riguardano la guardia costiera &#8211; e ci dite che è un&#8217;operazione di carattere civile.<br />
Allora, noi vogliamo sapere per quale motivo, se è un&#8217;operazione di carattere civile, il Ministero dell&#8217;economia e delle finanze, il Ministero della difesa, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare e tutti i ministeri in questo caso competenti non si incontrano e non si accordano sul fatto che Pag. 112in Sardegna abbiamo già numerose servitù militari. E, siccome ne abbiamo già tante, potrebbe essere possibile costruire nuovi radar in questi territori anziché creare nuove servitù?<br />
Voi a questa domanda non date risposta e, quindi, continuate a lasciare le popolazioni locali in una situazione di totale disagio, perché hanno paura naturalmente della loro salute, hanno paura che il loro territorio venga violato, hanno paura di non essere più neanche padroni a casa propria (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).</p>
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		<title>Interrogazione sulla scuola pubblica: Gelmini difende d’ufficio Berlusconi, ma i fatti restano</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 09:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interventi in Aula]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>

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		<description><![CDATA[9 marzo 2011 – Ho presentato oggi in Aula (vedi il video) l&#8217;interrogazione sulle politiche e valutazioni del Governo sulla scuola pubblica e sull&#8217;operato del personale scolastico, di cui sono cofirmataria insieme ad altri colleghi del PD. La nostra interrogazione ha preso spunto dalle dichiarazioni rese qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio, che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>9 marzo 2011 – Ho presentato oggi in Aula <a href="http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Assemblea?NumeroLegislatura=16&amp;NumeroSeduta=446&amp;IdIntervento=238586">(vedi il video)</a> l&#8217;interrogazione sulle politiche e valutazioni del Governo sulla scuola pubblica e sull&#8217;operato del personale scolastico, di cui sono cofirmataria insieme ad altri colleghi del PD. La nostra interrogazione ha preso spunto dalle dichiarazioni rese qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio, che ha affermato che si vuole dare ai cittadini italiani la libertà di poter educare i loro figli liberamente e non costringerli a mandarli nelle scuole dello Stato, dove si inculcano principi che evidentemente non garantiscono la libertà dell&#8217;individuo. A noi non sembra accettabile questo giudizio perché è sommario e colpisce anche il lavoro onesto e faticoso di molti insegnanti che in questo periodo comunque, nonostante i tagli che la scuola ha subito, lavorano a lungo e faticosamente per questo.</p>
<p>Ci ha lasciato totalmente insoddisfatti la risposta del ministro Gelmini che, come giustamente ha osservato il collega Dario Franceschini, ha come sempre recitato il copione della difesa d&#8217;ufficio al Presidente del Consiglio, malgrado il pesantissimo attacco sferrato alla scuola pubblica. Berlusconi, per giunta, non solo ha pesantemente offeso gli insegnanti “che inculcano”, dando loro dei manipolatori, ma si è poi esibito in una smentita che, se possibile, ha aggravato la situazione: ha detto che denunciava l&#8217;influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto ed hanno ancora oggi “culture politiche, ideologie ed interpretazioni della storia che non rispettano la verità”.</p>
<p>Ecco, abbiamo già sperimentato in diverse occasioni la sua presunzione e il suo senso di onnipotenza, ma azzardarsi a dire che lui solo conosce la verità ci sembra un po&#8217; troppo: vorrebbe essere lui a stabilirla, vorrebbe essere lui a decidere quali sono gli insegnanti che la sanno e la possono insegnare? Nel frattempo, nonostante le belle parole che la Gelmini spreca a favore della scuola, parlano i fatti: il suo governo ha messo in atto un&#8217;operazione di sistematico smantellamento della scuola pubblica, con otto miliardi e mezzo di tagli. Questo significa meno fondi per l&#8217;edilizia scolastica, edifici ai limiti del rispetto delle norme di sicurezza, classi sovraffollate, carenza di insegnanti di sostegno e di supplenti, accorpamenti di classi, chiusura degli istituti, come sta accadendo in Sardegna.</p>
<p>Di fronte a questa autentica operazione di macelleria scolastica, non basterebbe qualunque difesa d&#8217;ufficio della Gelmini, ma ancora meno accettabile è che Berlusconi ne tenti, adesso, la giustificazione ideologica delegittimando il corpo docente.</p>
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		<title>Mozione per chiedere l&#8217;immediata liberazione del dissidente cinese Xiaobo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 15:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[9 novembre 2010 &#8211; Lo scorso 8 ottobre lo scrittore cinese Liu Xiaobo è stato insignito del premio Nobel per la pace per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina, ma non potrà probabilmente ritirarlo. Né lo potrà fare sua moglie, né – è notizia di oggi – il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>9 novembre 2010 &#8211; Lo scorso 8 ottobre lo scrittore cinese Liu Xiaobo è stato insignito del premio Nobel per la pace per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina, ma non potrà probabilmente ritirarlo. Né lo potrà fare sua moglie, né – è notizia di oggi – il suo avvocato, a cui è stato impedito di lasciare il Paese. </p>
<p>Detenuto da molti anni, Xiaobo si trova formalmente in stato di arresto dal 23 giugno 2009, sulla base dell&#8217;accusa di «incitamento alla sovversione del potere dello Stato». Su di lui pende una condanna a undici anni di prigione e due di interdizione dai pubblici uffici. Persino sua moglie, Liu Xia, dopo aver tentato di comunicargli la notizia del riconoscimento internazionale, è stata limitata nella libertà personale. </p>
<p>Xiaobo ha l&#8217;unica colpa di aver preso parte alla protesta di piazza Tienanmen nell &#8217;89 e di aver dato vita, insieme ad altri, a Charta 08, un manifesto per la libertà di espressione, per il rispetto dei diritti umani e per libere elezioni, che sostiene la necessità di introdurre riforme democratiche nel sistema politico cinese. </p>
<p>La Cina sta vivendo un momento di rampantismo economico senza precedenti, ma è evidente a tutti che questo progresso non è accompagnato da una parallela emancipazione politica: modernissimo sul fronte imprenditoriale e commerciale, il paese orientale resta decisamente indietro nelle sue strutture politiche che con stridente anacronismo risentono di sanguinosi strascichi dittatoriali. Non possiamo far finta di niente, non possiamo continuare a fare affari con un Governo con le mani sporche di sangue, incuranti del fatto che questo stesso Governo stia detenendo un Nobel per la Pace nelle sue carceri. Dobbiamo mantenere la nostra capacità di indignarci, per parafrasare Martin Luther King, un altro grande uomo che lottò per l&#8217;emancipazione del suo popolo. </p>
<p>Occorre un&#8217;azione forte – e l&#8217;abbiamo chiesta con la mozione presentata oggi alla Camera – da parte del Governo italiano, che si impegni sia sul piano diplomatico bilaterale sia contribuendo alla definizione di una comune linea dell&#8217;Unione europea sulla questione, per chiedere alle autorità cinesi la liberazione di Liu Xiaobo e la rimozione delle limitazioni della libertà di movimento per sua moglie, consentendo loro di recarsi in Europa per partecipare alla cerimonia ufficiale di consegna del premio il prossimo 10 novembre. Xiaobo rappresenta il simbolo della lotta per la libertà di espressione in Cina e nel mondo. Questo sarebbe il primo importante segnale d&#8217;apertura, da parte del suo paese, verso la democrazia e il progresso, non solo economico, ma civile.<br />
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		<title>Bombe a grappolo: proposta di legge per metterle al bando</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 14:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[26 ottobre 2010 &#8211; Nel 2008 l&#8217;Italia ha sottoscritto, insieme ad altri paesi, la Convenzione di Oslo, il documento che mette al bando le munizioni a grappolo. Ad oggi però il nostro Paese non ha ancora ratificato il documento, impedendone così l&#8217;effettiva entrata in vigore e permettendo di fatto che nei nostri arsenali sopravviva un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>26 ottobre 2010 &#8211; Nel 2008 l&#8217;Italia ha sottoscritto, insieme ad altri paesi, la Convenzione di Oslo, il documento che mette al bando le munizioni a grappolo. Ad oggi però il nostro Paese non ha ancora ratificato il documento, impedendone così l&#8217;effettiva entrata in vigore e permettendo di fatto che nei nostri arsenali sopravviva un tipo di armamenti – le cluster bombs – che colpiscono non solo obiettivi militari, ma anche civili, in palese violazione rispetto alle norme del diritto internazionale umanitario. Per questo ho firmato la proposta di legge presentata dal collega Andrea Sarubbi (PD), che chiede all&#8217;Italia di ratificare al più presto la Convenzione. </p>
<p>Le cluster bombs sono micidiali armi che, lanciate da aerei, elicotteri, lanciarazzi, si aprono a mezz&#8217;aria per spargere sul territorio munizioni più piccole che esplodono all&#8217;impatto con il suolo. Se il dispositivo non funziona – nel 25 per cento dei casi, secondo le stime – gli ordigni restano attivi finché un nuovo impatto, spesse volte con l&#8217;uomo, non le “risveglia”. Data la possibilità di agire a scoppio ritardato, è evidente che questo tipo di armi – per le sue modalità di distribuzione “a pioggia” e per la sua possibilità di non esplodere nell&#8217;immediato – colpisce spesso i civili. Oggi in molti paesi del mondo, dal Kosovo al Libano, dall&#8217;Indocina all&#8217;Afghanistan e all&#8217;Iraq, restano sul terreno centinaia di sub-munizioni inesplose lasciate in eredità dopo i conflitti: il rischio è che non solo non si lavori alla bonifica di quelle aree, dove restano pericolosi campi minati, ma che nelle guerre future se ne utilizzino delle nuove. </p>
<p>Un passo importante in questo senso è stato compiuto con la Convenzione di Oslo, che vieta l&#8217;uso, la produzione, il commercio e lo stoccaggio delle bombe a grappolo e impegna i paesi a distruggere gli stock esistenti nei loro arsenali, a bonificare i terreni contaminati e a sostenere le vittime, le loro famiglie e le comunità. Ad oggi sono stati 104 i paesi che l&#8217;anno firmata, ma solo 37 quelli che l&#8217;hanno ratificata, permettendole di entrare effettivamente in vigore il 1 agosto 2010. </p>
<p>L&#8217;Italia, che pure è stata in prima linea nella firma per la messa al bando delle mine antiuomo, resta colpevolmente fra i paesi che non hanno ancora ratificato la Convenzione, impedendone così l&#8217;effettiva entrata in vigore nel nostro Paese. Si tratta di un ritardo inaccettabile: quella delle munizioni a grappolo è una delle priorità umane e civili di questo Paese, oltre che una questione di coerenza rispetto alla firma del documento di Oslo. Non possiamo ignorare spudoratamente il divieto posto dal diritto internazionale di coinvolgere nei conflitti le popolazioni locali, che già dalle guerre ereditano ferite inguaribili: dobbiamo dire – e scrivere – un no netto a tutti i tipi di armamenti che mietono vittime civili. Abbiamo gli strumenti per farlo: è necessario che, con onestà, l&#8217;Italia dia seguito alle sue promesse.</p>
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