Il mio intervento a Villanova Monteleone all’iniziativa di Sardegna Democratica
set 4th, 2010 | By Caterina | Categorie: SardegnaA PROPOSITO DEL VENTO.
Penso che il tema della politica ambientale , nel nostro tempo, vada declinato nella sua semplicità in una sola ma importante scelta di campo che è quella di riuscire a CONIUGARE INNOVAZIONE E SOSTENIBILITA’.
Un vecchio e famoso proverbio dei nativi americani recita così :
“la terra non l’abbiamo avuta in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli”.
Sono persuasa che da questa breve ma importante considerazione dobbiamo partire, se con onestà e passione vogliamo seriamente affrontare il problema dell’energia, compresa come risorsa che noi dobbiamo regalare ai nostri figli.
Così come il vento, di cui la nostra terra dispone come di una delle sue ricchezze più importanti.
La Sardegna terra di vento e di mare. Così racconto sempre la mia terra, quando qualcuno che non la conosce mi chiede di lei. Dico così perché il vento, il suo rumore , il suo soffio fanno di quest’isola un luogo speciale. È una ricchezza di cui abbiamo in abbondanza, ma che non va sprecata, né possiamo permettere che ci venga rubata.
Quanto è successo negli ultimi mesi, con la scoperta dell’esistenza di una cricca d’affari, tra massoneria e potere politico – con il coinvolgimento , sarà la magistratura a capire sino a che punto, del presidente della Regione Cappellacci – interessata a mettere le mani sul business dell’eolico in Sardegna, testimonia quanto preoccupante sia la situazione ma soprattutto come sempre più siamo chiamati a tutelare l’ambiente e questa terra, colonizzata per secoli e sfruttata per interessi altri, dalla speculazione del potere economico.
Ma partiamo con ordine.
Esattamente dal D L 79/1999 , il cosiddetto Decreto Bersani, che, in applicazione di una direttiva CE ( 96/92) liberalizza in tutto il territorio nazionale la produzione dell’energia elettrica. La liberalizzazione si accompagna, nel decreto, ad un innovativo sistema d’incentivazione della produzione di energia rinnovabile, attraverso l’emanazione dei cosiddetti certificati verdi. Si tratta, in sostanza , di titoli negoziabili il cui utilizzo è diffuso in molti stati come ad es. i Paesi Bassi, la Svezia, il Regno Unito, alcuni stati degli Usa.
Il gestore di un impianto che produce energia da fonti rinnovabili, ottiene certificati verdi che può rivendere (a prezzi di mercato) a industrie o attività che, obbligate a produrre una quota di energia da fonti rinnovabili, non lo fanno autonomamente.*
Come si può bene capire, nel ‘99 lo Stato scelse di incentivare la produzione di energia rinnovabile. E questo era giusto.
Ma la speculazione rischiava , come poi è avvenuto, di nascondersi dietro l’angolo.
L’assalto alla diligenza dei cosiddetti “Signori del vento” iniziò immediatamente: tra il 2001 e il 2004 , sotto le giunte Pili e Masala-Cappellacci, furono avviate le procedure per la realizzazione di ben 87 impianti eolici per un totale di oltre 3500 MW di potenza e circa 3000 torri sparse tra le cime delle colline della Sardegna.
Si tentò così di comprare, per pochi denari, l’assenso sei comuni: così è accaduto a Buddusò, a Campeda, nel Grighine-monte Arci, a Uta.
Tutto l’eolico oggi realizzato in Sardegna fu possibile grazie alle autorizzazioni delle giunte Pili e Masala-Cappellacci.
Vorrei precisare: le torri eoliche hanno un’altezza che varia tra i 60 e i 150 metri, e eliche lunghe sino a 30 metri. Vanno costruite in punti particolari del territorio, come le cime di monti o il mare, con un pesante impatto sul paesaggio. Nella quasi totalità questi impianti, il cui costo varia intorno ai 2 miliardi di vecchie lire per ogni torre, pagati da noi sotto forma di incentivi e facilitazioni, sono prodotti da grandi società del Nord Europa. Producono una quantità considerevole di energia, che alla Sardegna non serve, e la rivendono. Lasciandoci in cambio un forte inquinamento acustico e estetico. La devastazione del territorio.
La giunta Soru ha bloccato tutto questo. Con un’azione di tutela e programmazione del paesaggio senza precedenti.
Con l’approvazione del piano paesaggistico regionale (PPR) e del Piano Energetico sono state indicate le linee guida per la realizzazione di impianti eolici di grande taglia nelle zone industriali e in siti degradati; le condizioni e le modalità di produzione e approvvigionamento energetico in piccole realtà produttive con impianti eolici di piccola taglia;e le condizioni di sicurezza della rete di trasporto dell’energia.
Si è trattato, insomma, di un programma di sviluppo energetico, nella totale difesa e tutela del territorio, ma nella prospettiva di un nuovo sviluppo economico della Sardegna..
Ricordo allora la reazione del centro-destra:
- La Spisa 2004 : “saremo un isola senza energia”. “si è detto no all’energia pulita del vento”
- Matteoli 2005 : “per lo stop all’eolico il governo chiederà i danni”
- Liori 2005 “La Sardegna non può sopportare all’infinito le bizze degli ambientalisti da salotto che ci hanno anche imposto l’abbandono del nucleare. Adesso ci costringono a un vergognoso dietro front sull’eolico”
- Mauro Pili definirà più tardi la legge salvacoste , che comprendeva le condizioni di tutela del paesaggio, una norma dannosa contro i sardi e la Sardegna.
Questa la storia. Con l’avvento del centrodestra nel 2009 in Sardegna, vengono aboliti gli accordi di programma e si è apre la strada ad affidamenti discrezionali e ahimè vorrei dire discrezionati dalla cosiddetta Agenzia Regionale.
Con la LR 3 (art 6, comma
è stata infatti eliminata la competenza delle Province e dei Suap (sportello unico per le attività produttive) locali ed è stato accentrato tutto sotto il controllo della giunta regionale.
In più, col comma 8 viene approvata la deroga ai vincoli paesaggistici e , quindi, aperto il varco alla realizzazione di impianti eolici anche nei paesaggi costieri e, perché no, sul mare…
Sappiamo com’è finita. L’agenzia regionale viene affidata a tale Farris, indicato da tale Verdini, sotto pressione di tale Carboni…
A marzo il nostro presidente viene a conoscenza di essere indagato. Improvvisamente, a “babbo morto”, come si dice, con improvvisa delibera di giunta, viene approvata, in tutta fretta, una legge che blocca qualsiasi realizzazione di impianti eolici.
Nel mucchio anche i piccoli impianti di uso civile, agricoli e artigianali, utili invece a diffondere benefici economici , cultura ambientale e sostenere davvero un nuovo modello di sviluppo e di consumo dell’energia.
Per mesi tanti di noi avevano chiesto inutilmente risposte. Chi mi segue sa quante interrogazioni la sottoscritta ha fatto nel corso dell’ultimo anno all’indirizzo del ministro dello sviluppo economico, inascoltate così come le pubbliche sollecitazioni fatte a Cappellacci. Oggi non so se devo aspettare risposte da Berlusconi in persona, considerato che ad oggi detiene ancora ad interim il ministero!
Invece per mesi, silenzio totale. Solo a marzo, all’improvviso il divieto totale e nessun piano strategico.
Perché questo è il punto:
quale il modello di sviluppo ha in mente per la nostra terra questo governo regionale?
Che garanzia abbiamo che esso seguirà l’interesse dei sardi e non del potere economico di oltretirreno?
Possiamo ancora fidarci?
Perché bloccare gli investimenti che sarebbero potuti essere fondamentali nell’economia dell’isola?
Ancora interessi privati?
Nel luglio di quest’anno il gruppo consiliare del PD ha presentato in Consiglio Regionale una mozione in cui si chiede al più presto l’approvazione di una normativa chiara, trasparente, che imponga ruoli e regole chiare nella gestione della politica energetica regionale.
Il Governatore Cappellacci ha risposto che a settembre la giunta presenterà il nuovo piano energetico. Bene .
Siamo a settembre. Vigileremo su questo.
*[In Italia i certificati verdi vengono emessi dal Gestore dei servizi energetici – GSE, su richiesta dei produttori di energia da fonti rinnovabili]
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