Caterina Pes

Dimissioni subito: Cappellacci non trascini la Sardegna nel suo baratro

lug 16th, 2010 | By Redazione | Categorie: Primo piano

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Tutto si compie. Velocemente. Le intercettazioni del comitato d’affari che dettava l’agenda al presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci gettano ombre mai viste prima sulla massima istituzione autonomistica.
La questione etica e morale incombe come un macigno. Una banda, un comitato d’affari, ha inquinato con avidità e temerarietà, mai viste prima, le nostre istituzioni e ne ha governato la rotta. In totale spregio delle istituzioni democratiche, delle regole, dei beni comuni, di tutti noi.
Finora abbiamo parlato di un presidente e di una giunta infeudati, assoggettati al governo e a un potere politico esterno, per debolezza e incompetenza. Così abbiamo spiegato tra gli altri lo spostamento del G8 dalla Maddalena, la cancellazione di 480 milioni di euro gia stanziati per la Olbia-Sassari, il furto dei Fondi Fas, il mancato versamento delle nuove entrate conquistate nella scorsa legislatura, la negazione del diritto alla salute ed all’istruzione.
La realtà era più brutale. Altro che deboli e incapaci. Infatti, il vero obiettivo non era governare gli interessi generali e migliorare le sorti della Sardegna. Le intercettazioni che leggiamo in questi giorni ci mostrano il consapevole tentativo di mettere le mani sui beni comuni, sul vento e sul paesaggio, per cederli a razziatori in cravatta, senza scrupoli davanti agli enormi affari dell’eolico o delle speculazioni costiere. Senza nemmeno lo scrupolo.
La realtà era più brutale. Ci mostra un mondo di commistione e forse di compromissione con personaggi dalle storie più inquietanti, con cui chiunque amministra la cosa pubblica e ci rappresenta non dovrebbe avere niente a che fare. Altro che “caro Ugo”, “carissimo amico”, “un abbraccio fortissimo “, “un abbraccio anche a Marcello”. E dietro tutto un vortice di società fasulle quando non anche legate a interessi mafiosi.
Eppure la retorica non è mancata. Con gran clamore furono convocati Stati generali dei sardi per riscrivere le carte fondative. Autonomia. Federalismo. Sovranità. Persino Indipendenza. Le parole e l’orgoglio si sprecavano nel sessantesimo anniversario della nostra Autonomia speciale.
Qualche voce solitaria richiamava alla realtà dei fatti. All’autonomia ed alla sovranità effettivamente agite. Diceva dei conti che non tornavano. Di continuità amministrativa e della necessità di non sprecare il lavoro svolto. Del disprezzo che il governo amico aveva per i patti sottoscritti e traditi. Del continuo furto delle nostre risorse economiche. Dell’impoverimento dei bilanci e della impossibilità di finanziare i bisogni della Sardegna.
Fino al 1 giugno del 2010, ben prima del baratro attuale, chiedevamo ad Ugo Cappellacci di non sottrarsi al confronto in Consiglio regionale sull’eolico. Si è negato. Si è nascosto. E nascosto ha continuato a stare in questi giorni quando si trattava di essere a Roma, insieme a tutti gli altri Presidenti, a difendere le nostre risorse. Tranne poi ricomparire a sorpresa per la “storica battaglia” della difesa della posizione di Videolina nel telecomando.
Oggi la situazione non è più sostenibile. E’ precipitata. Cappellacci e la sua giunta hanno dimostrato di non aver l’autorevolezza, l’etica della responsabilità pubblica, il rigore e la prudenza necessari per governare. Alla loro responsabilità hanno anteposto la convenienza personale e dei “cari amici” e del “forte abbraccio”.
La Casa di tutti i sardi non può essere ulteriormente coinvolta nelle attuali vicende.
Cappellacci torni in Consiglio, chiarisca quanto può, e rassegni immediatamente le sue dimissioni. Non lasci sprofondare la Sardegna e tutti noi nel suo baratro personale.
14 luglio 2010

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