Caterina Pes

Sanita’, chiusura punto nascita Bosa: interrogazione al ministro della salute

lug 13th, 2010 | By Redazione | Categorie: Comunicati e note stampa

Il 25 giugno scorso l’Azienda Sanitaria Locale n. 5 ha annunciato che dal 28 giugno al 5 settembre, l’attività del punto nascita dell’ospedale “Mastino” di Bosa sarebbe stata sospesa causa ferie estive del personale, mentre dal 19 luglio al 4 settembre salterà l’intera attività chirurgica programmata dei tre ospedali della provincia. In altre parole, un’importante parte dell’attività ospedaliera andrà in vacanza, con buona pace del servizio sanitario, che dovrebbe garantire l’assistenza 365 giorni l’anno; dei pazienti, che in quel periodo dovranno evitare di ammalarsi; delle donne della Planargia, che dovranno trasferirsi a Oristano per  partorire.

Ho quindi rivolto un’interrogazione al Ministro della Sanità Ferruccio Fazio, per chiedergli se sia al corrente di una situazione che penalizza fortemente gli abitanti della provincia di Oristano nella sua interezza – questa scelta non farà altro che congestionare l’attività del San Martino – ma in particolare quelli delle zone più svantaggiate e lontane dall’ospedale del capoluogo: gli abitanti della Planargia. Saranno loro infatti, che per raggiungere Oristano, dovranno sobbarcarsi un viaggio di almeno un’ora, per di più lungo un percorso non semplice: un viaggio che potrebbe mettere in pericolo la vita delle partorienti e del nascituro e che potrebbe rivelarsi fatale in caso di minacce d’aborto e gravidanze a rischio. 

Per giunta, l’accetta della sanità va a colpire una delle eccellenze dell’ospedale bosano, che ha  visto il reparto di Ostetricia e Ginecologia in prima linea nella sperimentazione del parto indolore, tanto da attirare non solo le partorienti della Planargia, ma anche donne provenienti da altre province sarde (Nuoro e Sassari): un raro esempio di migrazione attiva per la Asl oristanese, che per lo più registra un turismo della salute tutto in uscita, più che in entrata.

Ebbene, qui si decide di tagliare, in spregio ai più elementari diritti garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale, che è universale per definizione. Tale universalità non è e non può essere garantita da reparti che chiudono per  assicurare al personale i turni di ferie, sacrosanti, quanto prevedibili: non si tratta di un’emergenza, di una situazione eccezionale e straordinaria, ma di un evento periodico che dovrebbe essere tenuto in conto quando si programma la dotazione organica di un ospedale. Perché, sottolineo, si tratta di un ospedale: non di un esercizio commerciale, di un’impresa o di un servizio qualunque, ma di un presidio del territorio necessario a salvare vite umane.

Del resto, la recente decisione della Asl riflette una politica di lacrime e sangue avviata sul territorio, che sta tagliando sistematicamente i servizi sanitari ribattezzando quest’operazione come  “razionalizzazione” mutuata da modelli sanitari d’oltretirreno. Modelli che, come quello lombardo, applicati alla sanità sarda ed oristanese in particolare sarebbero profondamente iniqui, oltre che inapplicabili, perché la Sardegna non ha né geograficamente né socialmente né economicamente la stessa struttura della Lombardia: piccoli paesi scarsamente collegati, popolazione anziana, quindi con una crescente necessità di cure, bassi redditi, rete viaria e infrastrutture insufficienti impongono una organizzazione diversa dell’offerta sanitaria, che non può polarizzarsi nei capoluoghi e dimenticare i territori più svantaggiati geograficamente.

 

Sono solidale dunque con gli abitanti della Planargia, impegnati nella difesa del Presidio Ospedaliero, e mi impegno a utilizzare tutti gli strumenti in mio possesso per scongiurare l’ipotesi di un ridimensionamento delle attività sanitarie del Mastino.

 

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