Caterina Pes

Eolico in Sardegna: arrestato Flavio Carboni Una superloggia segreta sugli appalti

lug 8th, 2010 | By Redazione | Categorie: Sardegna

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Il faccendiere sardo Flavio Carboni è stato arrestato questa mattina a Roma dai carabinieri su ordine della magistratura romana nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti dell’eolico in Sardegna: per lui l’accusa è di corruzione, ma sul suo arresto spunta anche l’ombra della massoneria: «Banda segreta come la P2 per pilotare giudici e politici» dicono gli inquirenti. Carboni, 78 anni, originario di Torralba, in provincia di Sassari, è stato condotto a Regina Coeli. Il suo difensore Renato Borzone ha già annunciato il ricorso al tribunale delle Libertà. In manette sono finiti anche il geometra Pasquale Lombardi, ex sindaco Dc originario dell’Avellinese e membro delle commissioni tributarie, e l’imprenditore edile Arcangelo Martino, entrambi implicati nell’affaire del vento in Sardegna. I tre erano finiti nel registro degli indagati della Procura di Roma insieme ad altre tre persone, tutti con l’accusa di corruzione: Pinello Cossu, consigliere Udc della provincia di Carbonia Iglesias e nipote di Carboni; Ignazio Farris, nominato dalla Giunta Cappellacci alla direzione dell’ARPAS (Agenzia Regionale Protezione Ambiente); Franco Piga, commissario dell’Autorità d’ambito, ruolo importante nella gestione delle acque. Secondo gli inquirenti, attorno all’eolico sardo si sarebbe sviluppato un “sistema gelatinoso” manovrato da Carboni e mirato a ottenere appoggi politici per favorire imprenditori interessati alla realizzazione di parchi eolici in Sardegna, affievolendo i lacci e lacciuoli burocratici imposti dalla normativa. E non è un mistero che nell’agosto del 2009 la Giunta Cappellacci fece cadere effettivamente quasi tutti i vincoli per gli impianti eolici fissati dalla precedente Giunta Soru dando il via, di fatto, a un far west del vento su cui fece marcia indietro solo nel marzo 2010 con una delibera di stop assoluto, quando e perché, probabilmente, la “cricca” aveva annusato l’odore dell’inchiesta. L’indagine, partita sulla base di un’informativa della Direzione Distrettuale Antimafia e coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai pm Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò, si è successivamente allargata ad altri nomi eccellenti: Denis Verdini, coordinatore del Pdl, che da Carboni avrebbe intascato una maxitangente di 800 mila euro (transitati per il Credito Cooperativo Fiorentino, la banca di Verdini) per raccomandare la “cricca del vento” a Ugo Cappellacci, a sua volta indagato per corruzione e abuso d’ufficio con l’accusa di aver aggirato le vie legali per nominare all’ARPAS Ignazio Farris (delibera secretata, quella della nomina), uomo raccomandato da Carboni, come lo stesso faccendiere ha ammesso pubblicamente. Farris, a capo dell’Agenzia che effettua la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) dei progetti di parchi eolici e che è tutt’ora al suo posto nonostante le richieste di dimissioni, avrebbe dovuto dare il via libera alle fattorie del vento targate Carboni & Co. Ma nelle intercettazioni erano rimasti impigliati anche nomi di rilievo come il senatore Marcello dell’Utri e il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, che non risultano però indagati. L’uomo chiave della vicenda, il tessitore occulto delle trame del eoliche è però lui, Flavio Carboni, personaggio che ha cavalcato i misteri della Prima e della Seconda Repubblica: coinvolto nell’indagine per la morte del banchiere Roberto Calvi sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra nel 1982, accusa da cui è stato di recente assolto, è riemerso successivamente come il burattinaio dell’affaire eolico: sarebbe lui, secondo l’accusa, ad aver funzionato come anello di congiunzione tra gli interessi dei signori del vento e la Regione Sardegna attraverso l’appoggio romano di Verdini, che lo avrebbe introdotto alla corte di Cappellacci. Ma, come il presidente della Commissione antimafia Giuseppe Pisanu ha confermato, neanche la mafia starebbe a guardare: l’eolico, secondo alcune ipotesi, non sarebbe altro che il “piede nella porta” attraverso cui conquistare e svalutare i territori di maggiore pregio ambientale per dare il via , una volta minati di pali d’acciaio e svalutati a dovere, alla speculazione edilizia.

Paola Medde

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