Caterina Pes

Il trapasso del Piano casa

lug 2nd, 2010 | By Redazione | Categorie: Articoli

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Il provvedimento correttivo del piano casa del Governo Cappellacci è caduto in Consiglio regionale, dove, sotto l’incalzare delle opposizioni, la maggioranza di destra ha finalmente espresso compiutamente il suo dissenso per questi 15 disastrosi mesi del Governo regionale. I segnali erano chiari già all’indomani delle elezioni amministrative e per di più, senza tanti sottintesi, diversi esponenti della maggioranza hanno richiamato con anticipo e ripetutamente l’attenzione della Giunta e del Presidente sull’opportunità di questo provvedimento. Nessuna risposta, anzi il Capogruppo del PDL ci ha persino propinato, nel suo solito intervento, la classica elegia del potere e della legittimazione avuta dalla sua maggioranza, al punto che la richiesta di attenzione è passata del tutto in sordina, e dunque dai richiami qualcuno è passato alle vie di fatto.

Ma per dare valore ai fatti politici bisogna mettere in ordine gli accadimenti. Lo scorso settembre, invece che interessarsi della crisi, che cominciava a mostrare i suoi primi, devastanti segni, Cappellacci e la sua maggioranza hanno pensato bene di pagare prima di ogni altra cosa i gravosi debiti elettorali contratti. Il più pesante dei debiti, infatti, ma anche la più sicura “polizza per la vita” in politica, è mantenere sulla stessa linea editoriale la stampa che ha concorso non poco a demolire l’esperienza del Governo Soru e conseguentemente a dipingere ai sardi, per lunghi anni, una realtà che facesse comodo ai disegni di un ben preciso e circoscritto gruppo di potere.

Ecco dunque il perché del piano casa, legge regionale n. 4 del 2009. In questa legge, tuttavia, si fecero un po’ di errori e il centrosinistra ha complicato non poco la vita di questo provvedimento, denunciando fin dall’inizio l’illegittimità e l’inapplicabilità di molte di quelle norme, al punto che come opposizioni siamo stati costretti a presentare una petizione al Parlamento europeo, tuttora in corso di esame. In effetti, la legge regionale n. 4 è un pasticcio vero e proprio: pensavano di modificare il Piano paesaggistico regionale e non si sono resi conto che ciò non poteva essere fatto per legge, tanto che tutta la seconda parte della stessa risulta al momento del tutto inapplicabile.

Ma nella furia di rimuovere ogni possibile vincolo e ostacolo hanno frettolosamente mischiato, in mezzo a norme per gli ampliamenti volumetrici, anche deroghe del tutto gratuite alle vigenti norme in materia di salvaguardia paesaggistica, che non potevano essere fatte senza l’intesa con lo Stato e che, conseguentemente, hanno inficiato l’applicabilità giuridicamente corretta persino degli ampliamenti. In definitiva un vero condensato di aberrazioni giuridiche. Nemmeno un mese dopo la sua approvazione una breve verifica governativa ha dato il via al disegno di legge correttivo che il Governo ha di fatto imposto alla Regione per evitare l’impugnativa. Anche se l’assessore Asunis lo nega, dicendo che i termini per l’impugnativa sarebbero scaduti a dicembre 2009, sarebbe utile poter conoscere in proposito il parere del responsabile giuridico del Ministero dei beni culturali, rammentando all’Assessore, fra l’altro, che l’illegittimità costituzionale permane al di là dei rilievi governativi.

Il disegno di legge correttivo, quello che avevamo all’esame in questi giorni, da un lato si proponeva di sanare i rilievi ministeriali, dall’altro cercava di onorare i debiti elettorali contratti dal centrodestra alle elezioni regionali. La proposta della Giunta conteneva, infatti, la prova di quello che avevamo a suo tempo e a lungo denunciato, ovvero che per modificare il PPR era necessario seguire le procedure del Codice Urbani e non la comoda scorciatoia di una legge approvata a colpi di maggioranza. Quanto ai debiti elettorali è facile dedurre a cosa servissero i commi 18 e 19 del disegno di legge n. 93: con il primo si resuscitavano tutte le lottizzazioni approvate e anche solo sulla carta esistenti in Sardegna, comprese quelle cancellate con l’entrata in vigore del Piano e inoltre si eliminava definitivamente il vincolo posto sull’esistenza, prima dell’approvazione del PPR, delle opere di urbanizzazione quale condizione sine qua non per poter autorizzare gli interventi.
 
Con il secondo comma si provvedeva a decretare l’immediata esecutività delle norme succitate, tralasciando il particolare che per rendere esecutive variazioni alla pianificazione paesaggistica si deve obbligatoriamente percorrere la tortuosa procedura prevista nel Codice del paesaggio.

E’ solo un caso che Cala Giunco fosse carente proprio di questi requisiti e conseguentemente il TAR si era espresso chiaramente. Se questa legge non avesse tardato come ha tardato sarebbe stata certamente utile per salvare il salvabile prima che la decisione tombale del Consiglio di Stato ponesse fine alle speranze di realizzazione di questo intervento, che ha rappresentato fin dall’inizio, bisogna riconoscerlo, un punto di sfida esponenziale fra il proprietario e il Governo regionale di centrosinistra. Peccato! Abbiamo vinto noi e abbiamo vinto meritatamente perché siamo stati capaci di sentire da subito la puzza della marmellata nella quale qualcuno voleva mettere le mani.

Sorvoliamo su altre piccole perle di addomesticamento giuridico delle norme urbanistiche contenute nella proposta di legge bocciata, ma vi assicuriamo che i soliti “grifoni” del territorio sardo erano tutti pronti alla picchiata d’attacco.

Ora il centrodestra è chiaramente a pezzi, non per il fallimento di questo obiettivo legislativo, ma per quello che esso ha rappresentato per Cappellacci e il centrodestra. Infatti hanno sempre sbandierato ai quattro venti che il piano casa rappresentava il pilastro del loro manifesto programmatico, a dimostrare, se ve ne fosse bisogno, la pochezza di idee e di progetto che ormai li caratterizza. E se questa maggioranza è zero in programmazione strategica, immaginate pure cosa deve essere di fronte all’emergenza economica che dobbiamo fronteggiare! E infatti la crisi Cappellacci & company neppure la vedono, se è vero, come dimostrano i fatti di questi giorni, che le priorità per loro sono altre, e soprattutto gli affari di pochi, e che la verità della situazione reale della nostra economia viene persino adulterata omettendo i dati reali del disastro finanziario a cui sta andando incontro la Sardegna.

Non dimentichino i cittadini sardi, oggi per domani, l’inganno che hanno subito dando retta alle bugie e alle promesse dell’imperatore di Arcore, che in barba ai nostri problemi continua a farsi gli affari suoi usando le istituzioni repubblicane per il proprio tornaconto. Se volete è questa la vera differenza fra la politica al servizio degli altri e quella al servizio di sé stessi.

Gian Valerio Sanna

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