Inchiesta eolico
mag 10th, 2010 | By Redazione | Categorie: In evidenzaL’inchiesta che ha travolto uno dei coordinatori nazionali del Popolo della Libertà Denis Verdini, il chiacchierato faccendiere sardo Flavio Carboni, e l’ancora più recente notizia che anche la Commissione Antimafia starebbe indagando sull’eolico made in Sardinia ha portato alla luce quanto di sospetto covava da mesi sotto la cenere.
I venti di mafia, come ha titolato il settimanale “L’Espresso” nelle scorse settimane, soffiavano da tempo sulla Sardegna.
A più riprese e insieme ad altri ho portato in Parlamento e denunciato le spudorate speculazioni che si consumavano ai danni di un’isola e dei suoi abitanti, a tradimento della stessa filosofia delle energie rinnovabili: il rispetto dell’ambiente.
Per mesi, con l’aiuto delle comunità locali e della stampa in tanti abbiamo provato a tenere viva la nostra denuncia e la nostra preoccupazione.
Dal 2000 al 2004 la Sardegna - stesso destino di molte regioni del Sud Italia - si è trasformata in un selvaggio territorio di conquista da divorare a basso costo.
Contrattazioni asimmetriche tra giganti industriali e piccoli Comuni, dai perenni conti in rosso, hanno permesso che in pochi anni la mappa della Sardegna si punteggiasse in maniera spropositata di fattorie del vento che, in cambio di un’oggettiva occupazione del suolo, un effettivo stravolgimento dell’ecosistema e un indubbio impatto paesaggistico, nulla o poco lasciavano sul territorio.
Quando la giunta Soru prese in mano le redini della Regione, erano 87 le richieste di autorizzazione per impianti eolici: oltre tremila pali eolici, per 3.750 megawatt di potenza.
Soru scelse di dire no all’eolico selvaggio, sì alla regolamentazione della risorsa vento.
Ma, diversamente da quanto fa ora Cappellacci – che nelle pubbliche dichiarazioni si schiera contro l’eolico per poi far cadere, di fatto, tutti i vincoli posti dalla precedente Giunta – Soru dette seguito al suo proposito ponendo tetti alla produzione, stabilendo i siti in cui l’impatto ambientale sarebbe stato minimo e soprattutto vincolando le fattorie del vento – solo due quelle dalla Regione autorizzate – a un preciso vantaggio collettivo: l’abbassamento dei costi dell’energia per le industrie sarde energivore e quello dei costi dell’acqua per tutti i sardi.
Il senso era quello di accettare il sacrificio di un pezzo di territorio, ma con regole precise e a beneficio della collettività, evitando le speculazioni.
Tutto questo è stato cancellato con un colpo di spugna dall’attuale giunta di centro-destra, che ha pensato bene di eliminare l’articolo 18 della Finanziaria 2007, ossia la norma che conteneva quelle regole, per sostituirla con il ben più blando articolo 6 della legge 3 del 2009, che ha abolito i bandi pubblici, aperto la strada agli affidamenti discrezionali e fornito, di fatto, il passepartout ai nuovi – o vecchissimi, nel caso di Carboni – “furbetti del quartierino” per attingere a piene mani nell’affaire eolico.
Resta da sciogliere il nodo, forse ancora più spinoso, degli impianti off shore.
La battaglia sul parco eolico al largo di Is Arenas, che ha visto una delle più ferme e coraggiose sollevazioni popolari degli ultimi anni, ha denunciato chiaramente che sul fronte del mare non hanno potere di veto né di contrattazione gli amministratori locali, provinciali, regionali.
Non hanno potere i sardi, verrebbe da dire.
C’è da chiedersi: perché la maggior parte dei colleghi del PDL – sardi e sostenitori della giunta Cappellacci – hanno votato a favore della legge che delega al ministero dell’Ambiente l’autorizzazione dei parchi eolici off shore, scippando tale potestà alle Regioni e alle amministrazioni locali?
Quello dell’eolico off-sore è probabilmente un altro capitolo dell’inchiesta giudiziaria, mentre politicamente è già una questione che andrebbe inserita in agenda: i doppi giochi condotti dall’attuale governo regionale sull’eolico stanno venendo a galla uno ad uno.
Ed è necessario vigilare affinché questo doppiogiochismo utilizzato, non troppo abilmente, sul fronte eolico non sia declinato, in parallelo, anche sul fronte nucleare.
“Dovranno passare sul mio corpo” ha dichiarato il Governatore della Regione. Ma siamo sicuri che non ci siano già passati?
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Che Capellacci fosse un doppiogiochista è noto, ma ora che è stato scoperto a favorire i “furbetti del quartierino” deve spiegare ai sardi da che parte sta.
Sta venendo a galla il marcio nel campo degli investimenti privati nell’eolico,come si sospettava; e bisognerà vegliare anche sulle tipologie di offerte e di investimenti sul fotovoltaico.
Ma questo non significa squalificare le energie alternative: sono il nostro futuro, se serviranno a rilanciare la produzione, a dare lavoro, produrre energia pulita e a basso costo salvaguardando il nostro paesaggio.
Invito tutti a rivedere la puntata di Report di domenica 9 maggio.
Facciamo molta attenzione: dire NO a questo eolico e ad un fotovoltaico d’assalto non deve farci cadere in trappola. Ho paura infatti che , tra scandali e maree nere, si tenterà di mandare avanti l’idea che solo il nucleare è pulito! QUESTO MAI! Cerchiamo piuttosto di sapere per tempo DOVE il governo vuole sistemare le centrali sponsorizzate da Berlusconi/Scajola, perchè non capiti che il nostro territorio sia scelto soprattutto “per la scarsa reattività della popolazione”.
Caterina, continua così.
PD, FATTISENTIRE!!!