“Resto nel partito ma voglio un Pd sardo: la politica deve ascoltare di più la società”
mar 4th, 2010 | By Redazione | Categorie: In evidenzaIl Sardegna, 4 marzo 2010
L’ex governatore smentisce le voci su una sua possibile uscita ma attacca il segretario Silvio Lai : “con il 51% delle preferenze non si possono stravolgere le regole “. Sul caso Saatchi «Sono sotto processo, finché non sarò assolto non sono disponibile a candidarmi a niente»
«Non ho nessuna intenzione di uscire dal Pd perché voglio contribuire al progetto nazionale del partito, ma nella nostra isola il Pd deve essere il “Pd sardo” con un progetto definito che metta la Sardegna al primo posto. Un PD sardo che sappia interpretare la storica aspirazione nazionale dei sardi, attraverso la ridefinizione del sistema di interdipendenze con lo Stato e l’Unione Europea e con la conseguente affermazione di nuove sovranità e responsabilità». «Non ho mai interrotto il mio impegno politico», spiega riferendosi agli incontri organizzati settimanalmente da Sardegna Democratica sul territorio. «Finora ho partecipato poco ai lavori del Consiglio regionale, mi sono impegnato per il rilancio di Tiscali dove finalmente siamo riusciti a mettere in sicurezza i posti di lavoro a Cagliari e stabilizzare altri 200 lavoratori di società esterne. Ora ho iniziato a ritagliarmi più spazio. La totale assenza di questa amministrazione regionale nell’affrontare la grave crisi economica, la evidente subalternità nel rapporto con lo Stato e l’emergere di alcuni poteri economici che stanno condizionando la politica regionale devono portare tutti a una maggiore partecipazione e vigilanza».
C’è chi dice che voglia lasciare il Pd e fondare un nuovo partito…
«Sono un dirigente nazionale e un consigliere regionale del Pd. Faccio politica dentro il partito anche se partecipo ad una associazione in cui cerco di parlare a un’area più vasta di persone che non si riconosce più nei partiti: la politica ha bisogno di maggiori rapporti con la società e luoghi di discussione».
Nel Pd sardo si ripresenta la spaccatura dei tempi di Tramatza. La lettera a Bersani parla di dittatura…
«La nascita del Pd è stata travagliata in tutta Italia e in Sardegna le difficoltà sono ancora più evidenti. Il segretario Lai, del quale tutti riconosciamo l’importante responsabilità, deve tenere conto della volontà di partecipazione di tutti dentro il partito. È evidente che con il 51% delle preferenze non si possono stravolgere le regole fondamentali senza mettere a rischio l’adesione di tutti e la necessità di costruire un PD più grande».
Perché non ha firmato la lettera?
«Avevo già avuto modo pochi giorni prima di parlare con Bersani».
Condivide l’apertura di Silvio Lai al Psd’Az per le amministrative?
«La politica deve essere trasparente: ci devono essere due proposte alternative di governo senza troppi tatticismi. Le alleanze devono nascere da unico progetto per la Sardegna: non si può essere assieme a Sassari e alternativi a Cagliari».
È possibile che presentiate candidati alternativi?
«In Provincia di Nuoro le primarie sono state già chieste è così potrà avvenire anche altrove. Non bisogna avere paura delle primarie. Le persone che portano entusiasmo e volontà sono un arricchimento che non deve andare disperso».
Da paladino dell’energia alternativa che pensa dell’eolico off shore?
“E’ ora che la Sardegna risponda a questa calata di nuovi Barbari proseguendo con decisione la politica già avviata con l’Ente Acque per realizzare in proprio, a beneficio di tutti, gli impianti eolici effettivamente realizzabili”.
Caso Santa Gilla: lei è stato uno dei pochi consiglieri a parlare…
«Molti rappresentanti del centrodestra hanno avuto difficoltà a difendere l’idea indifendibile di comprare uffici regionali inutili quando la Sardegna sta perdendo il lavoro. Se proprio dobbiamo pagare un debito elettorale comprando edifici trasformiamoli in appartamenti per chi ha bisogno».
Cosa pensa di questo centrodestra? Regge?
«Il Pdl e il centro destra hanno persino più problemi del Pd. Lo dimostra l’accoglienza a Fini del tutto inadatta a ricevere la terza carica dello Stato. Cappellacci viene smentito continuamente dal suo Governo che lo avvisa a cose già fatte e sottrae risorse già nostre: il governo regionale sta vivendo un momento di sbandamento».
Nel caso remoto di un ritorno alle urne si ricandiderebbe?
«Sono sottoposto a un processo che voglio affrontare serenamente: finchè non sarò assolto non sono disponibile a candidarmi a niente».
Ma si è pentito di essersi dimesso?
«Assolutamente no. Credo di aver fatto la cosa giusta nel difendere il programma presentato agli elettori, programma per il quale eravamo stati eletti e legittimati a continuare a governare».
