Intervento di Gianni Sanna all’insediamento dell’Assemblea Provinciale del Pd
feb 1st, 2010 | By Redazione | Categorie: Partito Democraticoda www.giannisanna.it
Innanzitutto un cordiale saluto a tutti per essere intervenuti questo pomeriggio all’insediamento dell’Assemblea provinciale del Pd. Un cordiale saluto lo rivolgo in particolare, anche a nome dei Circoli del Pd, ai rappresentanti delle forze politiche e delle organizzazioni che esprimono il mondo del lavoro, delle imprese e del volontariato di questa Provincia.
Se la mia voce potesse in questo momento correre velocemente oltre quella porta, vorrei giungesse ai lavoratori dell’Alcoa per esprimere loro non solo la nostra vicinanza e la nostra solidarietà, ma soprattutto l’impegno del nostro parlamentare e dei nostri rappresentanti delle istituzioni perché con l’industria di Portovesme nel Sulcis c’è tutta la Sardegna e quindi ci siamo anche noi. Perché il Partito Democratico è e sarà sempre disponibile a cooperare nei luoghi appositamente deputati a definire , in tempi rapidissimi, provvedimenti normativi che mettano in condizione di reagire con incisività a tutti i casi di chiusura di stabilimenti non dovuta ad insormontabili crisi di settore bensì a piani di delocalizzazione industriale.
Lo diciamo da Oristano, da questa Provincia che certo non sorride. Che non ha conosciuto e non conosce l’industrializzazione e che vive la crisi da sempre, certo da prima che la stessa si avvertisse con tutta la sua drammatica forza d’urto nel tessuto produttivo del Paese e di questa regione.
Ne parlavamo tre settimane fa, proprio in questa sala, leggendo i dati che ci hanno fornito i sindacati. Li abbiamo poi riletti sui giornali insieme a quell’accusa che pesa come un macigno anche su noi tutti, quella di una Provincia di serie B, “con poco peso politico”. Dati che fanno tremare: siamo con un tasso di attività che è al 42 per cento (a Cagliari è del 47 per cento), con l’occupazione che ristagna al 46 per cento contro il 51,2 regionale e il 57 nazionale, dove in alcune zone della Marmilla la disoccupazione giovanile raggiunge il 70 per cento. Il reddito pro capite è pari a 11 mila euro, mentre la media regionale è superiore di mille euro. Numeri drammatici a cui vanno aggiunti gli oltre mille posti di lavoro persi nell’edilizia, i 144 tagliati nella scuola. Ancora i 350 lavoratori in cassa integrazione (in deroga e ordinaria), i 118 in mobilità e i recenti 22 licenziamenti nel settore degli appalti telefonici.
Certo c’è la crisi, per tutti. Ma la “serie B” nella quale siamo iscritti è una responsabilità tutta della politica, di tutta la politica, certo anche nostra, ma evidentemente soprattutto di chi questo territorio ininterrottamente lo rappresenta da più di dieci anni nelle istituzioni amministrative locali.
Va detto per rispetto della verità. E va detto soprattutto oggi, a fronte di un’ampia consultazione amministrativa che investe tutto il territorio nel prossimo mese di maggio.
I silenzi assordanti dell’ Amministrazione Regionale. Assente anche e soprattutto in questo territorio.
L’inerzia di un’Amministrazione Provinciale troppo segnata dalle divisioni interne alla sua pur ampia maggioranza, che ha persino imbrigliato anche la sua figura più rappresentativa, il Presidente, e che ha ostacolato i flussi delle risorse dalla stessa Regione alla Provincia, che entrambe governa.
Noi guardiamo positivamente alla capacità del Tavolo di Crisi di fare da sintesi sui temi più importanti per lo sviluppo della provincia, stabilendo le priorità e attivando tutte le iniziative di mobilitazione necessarie per sostenere le ragioni di una provincia spesso ai margini delle scelte economiche nazionali e regionali.
Sappiamo che si riunisce nuovamente il prossimo lunedì, il 1 di febbraio, e ci attendiamo dalla Provincia e dalla Città capoluogo l’esercizio pieno di tutte quelle competenze che permettano a quelle priorità di diventare scelte ed a quelle scelte di assumere la forma concreta degli atti amministrativi , procurando ed attivando le risorse che rimettano in moto un’ economia che ha bisogno davvero di una boccata d’ossigeno.
Crediamo infatti che oltre alla progettazione, necessaria ed accorta, vadano individuate anche tematiche che hanno immediatezza di cantierabilità, attraverso una scaletta di interventi che vanno dall’immediato al breve, medio e lungo termine sostenendo iniziative già esistenti in termini di progettualità, in quanto ciò garantirebbe maggiori possibilità di finanziamento. Mettendo dunque da subito benzina per poter camminare e risalire la china. Non si può aspettare. Questo è infatti anche il momento del subito.
Soprattutto guardando con attenzione a quel mondo di piccole e piccolissime imprese che del territorio rappresentano il tessuto produttivo, ricchezza e limite del nostro sviluppo, che vanno aiutate magari a diventare soggetti economici più robusti perché gli investimenti possano generare davvero, anche da noi, ulteriore reddito ed occupazione. Pensiamo al comparto agricolo delle piccole e piccolissime imprese del territorio, ma pensiamo anche ad una rete di qualità per le grandi imprese del settore, che pure da noi ci sono, che sono tra le più significative operanti in Sardegna e che rappresentano in alcuni casi delle vere e proprie eccellenze, possedendo la certificazione di qualità dei loro prodotti.
La concertazione è necessaria, direi quasi vitale quando si soffre una condizione politica di marginalità come la nostra. Per valorizzare le nostre risorse che invece non sono affatto marginali.
Certo poi ci sono le grandi infrastrutture sulle quali abbiamo scommesso, il Porto industriale e l’Aereoporto, e sulle quali ogni tanto avvertiamo la sensazione di aver buttato un sacco di pubblici denari in assenza di un progetto, di un’idea chiara.
Parlo dell’Aeroporto, per esempio. Dell’Aeroporto di Fenosu.
Sullo stesso ha scommesso di recente la Città Capoluogo, la Città territorio approvando prima le linee guida , una sorta di piano strategico per lo sviluppo, e poi adottando il Puc.
Noi in questi anni ci siamo sempre schierati a favore dello sviluppo degli aeroporti di dimensioni medio-piccole perchè, secondo noi, assumeranno un ruolo crescente nell’economia locale. Il ritorno ai collegamenti punto a punto e il previsto arrivo di una considerevole flotta di jet leggeri, rappresentano fattori stimolanti che possono sviluppare una rete di scali cosiddetti minori, in grado di soddisfare le esigenze di mobilità della popolazione locale dando una spinta, nel contempo, al sistema turistico – commerciale del territorio. Nello stesso tempo, però, siamo stati localmente, durante tutti questi anni, molto scettici sulle modalità in cui si stava intervenendo in merito all’avvio operativo dell’aeroporto di Fenosu, vuoi dal punto di vista strategico per la mancanza di un disegno chiaro a cui seguissero azioni conseguenti, vuoi dal punto di vista tattico per i gravi problemi di immagine e credibilità provocati dai proclami roboanti sempre disattesi. Sta di fatto che lo sviluppo del progetto che deve portare all’avvio al traffico commerciale dell’aeroporto di Fenosu è ora ad un bivio di fondamentale importanza. E non possiamo più permetterci di sbagliare.
Se si pianifica per bene, nei diversi contesti, riteniamo che spazio per potersi ritagliare una nicchia ce ne sia. Sarebbe essenziale ragionare in un’economia di scala, prefigurando un accordo quadro con gli altri aeroporti sardi e della rete aeroportuale minore della penisola, al doppio fine di coordinare per quanto possibile l’intervento sul mercato dei traffici (anche in particolari situazioni temporali come quelle estive) e fornire servizi comuni.
Potrebbe essere utile anche andarsi a vedere il modello di alcuni piccoli aeroporti di confine francesi dove accanto al traffico di linea coabitano in modo razionale molti voli privati, anche di tipo jet (attratti da un sistema di tariffe-servizi particolarmente attraente), voli della Protezione Civile contingentati per orari e tipologie, e dove hanno anche sede alcune società di manutenzione. In tale contesto il contributo di reddito che potrebbe portare un’accurata politica nella parte della non aviation (club house con bar, ristorante, sala convegno che potrebbe essere realizzata, ecc) potrebbe essere non trascurabile.
E’ arrivato il momento che si debba fare tutto il possibile affinchè allo scalo di Oristano, al nostro aeroporto, venga data quest’ultima possibilità e siamo disposti a dare il nostro contributo, ma non perdoneremo se per insipienza o calcolo politico questo sogno, a lungo coltivato e ampiamente finanziato, sarà fatto naufragare.
Non voglio attardarmi con questa premessa. Ci tenevo a dire che noi Democratici partiamo da qui, interessati ad interpretare le aspirazioni di questo territorio che non è marginale ma è centrale, e che tuttavia soffre la marginalità della sua classe politica. Sappiamo che solo in parte riguarda noi.
Ed è anche per questo che saremo a Cagliari, lo chiedo ai nostri quadri di esserci , ai nostri sindaci ed amministratori locali. Noi saremo Cagliari venerdì prossimo alla grande manifestazione promossa dai Sindacati per chiedere al Giunta Regionale ed al Governo nazionale che diano precise risposte su problemi decisivi per lo sviluppo, il lavoro e le riforme.
Vogliamo essere lì. Anche noi. Soprattutto noi.
Che in questi anni ci siamo battuti senza risparmiarci per un riformismo di buona stoffa che ha permesso all’Isola di essere una regione mediterranea consapevole della sua centralità, specie nella nuova epoca delle grandi migrazioni e dell’economia globale.
Noi che abbiamo creduto ad una Sardegna che promuove la pace, gli scambi culturali verso le altre sponde del Mediterraneo.
Una Sardegna quale luogo di valorizzazione del made in Sardinia, attenta a tutelare e modernizzare le produzioni locali, ma senza rinunciare ai grandi comparti industriali.
Noi che abbiamo scommesso facendo scelte coraggiose e rilanciamo oggi la scommessa di un’isola che investe sull’ambiente, dove l’economia verde diventa la priorità.
Che tutela il suo ambiente e salvaguarda le sue coste, che non consuma inutilmente il territorio e riduce “le distanze” tra piccoli comuni e grandi centri.
Noi che chiediamo a chi ci governa oggi, certo per volontà dei sardi, di essere capaci di raccogliere questa sfida e di essere ancora protagonisti; perché se ci attardiamo, come constatiamo dai fatti, se esiteremmo ancora, come leggiamo dagli atti, saremo destinati a rimanere ai margini.
E’ un lavoro duro certamente , ma qualcuno lo deve pur fare.
Il Partito democratico in Sardegna è nato per questo. Intorno a questa idea vogliamo essere presenti nelle nostre comunità in Provincia e nei centri urbani del territorio, candidandoci per il suo governo. Perché questa è la principale funzione che hanno i partiti. Anche attraverso noi per concorrere alle scelte che riguardano la propria comunità.
La Provincia certo, ma anche i nostri Comuni. Perché ci sono risposte che devono essere date e perché c’è bisogno di una classe dirigente all’altezza delle responsabilità cui è chiamata.
A maggio si rinnova la Provincia e gran parte dei Comuni.
In questi giorni, insieme al lavoro organizzativo nel territorio cercheremo di dare vita alla nascita di piccoli dipartimenti interni, attraverso i quali coinvolgere gli operatori dei diversi settori, anche in vista di una possibile conferenza programmatica. Utile per noi, necessaria per il territorio.
Vanno affinate alcune idee chiave per governare il territorio. Vogliamo essere giudicati per quel che proponiamo. Vogliamo costruire un proposta di governo che sia credibile e che valorizzi le risorse migliori. Vogliamo fare un salto in avanti con iniziative tese a favorire una più forte interconnessione economica tra le aree costiere ed interne del territorio provinciale, con particolare attenzione al turismo, all’artigianato, alle produzioni agroalimentari, al commercio.
Riteniamo assolutamente indispensabile un impegno serio da parte dell’Amministrazione Provinciale per migliorare le infrastrutture che possono favorire la mobilità dei cittadini; condizione essenziale per ridurre la condizione di marginalità dei territori dell’interno. Siamo consapevoli che è uno dei settori nei quali la Provincia può fare di più ed invece, in questi anni, ha fatto di meno.
Chiediamo e pretendiamo che la Provincia eserciti le proprie prerogative (diverse a seconda del livello scolastico interessato) finalizzando il proprio impegno alla salvaguardia della presenza delle istituzioni scolastiche anche nelle aree dell’interno (con particolare riferimento alla scuola primaria ed alla secondaria di primo grado), ed a garantire un offerta qualitativamente elevata e ben armonizzata con le peculiarità dei territori per quanto riguarda gli istituti di scuola secondaria di secondo grado.
E vogliamo che la Provincia faccia sintesi delle esigenze socio – sanitarie dell’intero territorio provinciale, operando in stretto coordinamento con l’Azienda (o le aziende) sanitaria, le conferenze di Distretto, i coordinamenti istituzionali del Plus, garantendo la visione d’insieme e rappresentando il territorio nei confronti del territorio regionale. Quanto ce ne è bisogno.
E sulle aspettative legate all’ambiente ed al territorio pensiamo al ruolo da giocare nel “sistema rifiuti”; all’individuazione della giusta sintesi tra la tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali (vale per le aree parco, per le zone lagunari e gli stagni, per le zone costiere); lo diciamo perché in tutti e due i casi il ruolo giocato dall’Ente è stato marginale, se non addirittura dannoso (come nel caso dei rifiuti); alla gestione del territorio, in termini di prevenzione del rischio idrogeologico e incendi.
Così come puntiamo sul discorso energetico. Anche in questo caso, l’impegno che ci si attende è duplice: opposizione a tutti i progetti riguardanti l’energia che possano in qualche modo mettere in discussione la salute dei cittadini e la salvaguardia del paesaggio (centrale nucleare e eolico – offshore su tutto); sostegno, attraverso l’opera della S.E.A., fino ad ora sotto utilizzata, alle iniziative tese al risparmio energetico ed alla produzione da fonti rinnovabili.
Ed ancora, e non da ultimo, un sostegno alle iniziative, pubbliche e del mondo delle associazioni che operano nel campo della cultura dello sport e dello spettacolo, tese a rafforzare il senso di identità e di appartenenza delle comunità, favorendo la socializzazione e lo scambio tra i diversi centri.
Su queste linee da approfondire vogliamo costruire una proposta di governo, partecipata e condivisa.
E su queste linee vogliamo costruire un’alleanza. Noi non ci stanchiamo di ripeterci, e dove ci è data la possibilità di praticare la convinzione , che il PD che immaginiamo è un partito non solo di opposizione ma che costruisce “un’alternativa” .
Consapevoli del nostro ruolo ma anche del nostro limite. Non da soli ma insieme a chi ci sta appunto, sulla base di un programma condiviso. Saremo laici fino in fondo e non ci faremo imprigionare da schemi ideologici, da una visione tutta in bianco e nero, che talvolta il berlusconismo insinua anche in casa nostra..
Certo, sia chiaro vogliamo rappresentare un’alternativa ad un ristretto gruppo di potere che nel nostro territorio si insedia ovunque e che pretende di comandare su tutti e dettare legge su tutto, che gambizza per troppo gli istituti della stessa democrazia con commissariamenti infiniti, e che imbarazza ormai persino le forze politiche tendenzialmente moderate e tuttavia legate ad una forte tradizione autonomista e ad un sistema valoriale ancorato ai principi fondamentali espressi nella nostra Costituzione.
Un’alternativa che punta sulla trasparenza degli atti, sulle competenze di chi è chiamato ad assumerli, su un progetto fortemente identitario ed anche su leadership naturali per questo territorio che vuole e deve tornare a contare.
Certo noi sappiamo da dove partiamo. Sappiamo quale è il nostro tavolo politico. Ieri è cominciato il suo percorso a livello regionale ed in settimana si articolerà anche a livello provinciale. Cercheremo di verificare altre disponibilità intorno a quelle idee guida. Attraverso un percorso che vorremo condiviso. Quanto meno proveremo a ragionare laddove non sarà possibile condividere totalmente.
Sappiamo chi siede nell’altro tavolo, sappiamo che anche lì è iniziato un percorso. Iniziato appunto. Non concluso. Con tanti problemi aperti e con un menù fisso ancora sconosciuto ai più. Pensiamo che prima o poi qualche contraddizione esploderà anche se non possiamo prevederne i tempi e gli effetti. Ma riteniamo che se dovesse succedere sia meglio che emerga subito, perché non vogliamo immaginare, in caso di una eventuale loro vittoria, che per altri cinque a pagare sia questa Provincia. Come negli ultimi dieci anni.
Non si può stare immobili, quando tutto il resto – seppure a fatica in questo territorio – cammina.
Sappiamo che queste non sono preoccupazioni solo nostre. Che nel vociare quotidiano sono lamentate anche nell’altro schieramento.
Ma sappiamo che noi portiamo solo le nostre responsabilità. Non possiamo scegliere per gli altri e possiamo solo, anzi dobbiamo, mettere in campo, a competere tutte le nostre energie migliori : dove è possibile i nostri sindaci, i nostri amministratori locali, le figure più rappresentative e riconoscibili.
C’è un forte bisogno che la nostra riconoscibilità, direi quasi la nostra identità, passi e si costruisca attraverso le opere, il rigore amministrativo, le attenzioni alle proprie comunità dei nostri amministratori locali.
Non voglio applicare alla politica quanto un anonimo diceva in una famosa lettera a proposito della riconoscibilità dei cristiani all’interno delle comunità in cui vivono. Ma sinceramente mi piacerebbe che entrando nel centro storico ben recuperato di un paesino del nostro interno, visitando un quartiere della periferia urbana ben urbanizzata di una nostra cittadina, andando a trovare un amico in difficoltà gratificato da un puntuale servizio di assistenza pubblica, partecipando nel territorio ad interessanti appuntamenti di natura culturale, alla domanda chi amministra questa comunità? la risposta sia veloce, quasi automatica: ovviamente un democratico. In parte è gia così, guardate. Anche se fatichiamo molto a trasformare il consenso amministrativo in un consenso politico.
Questo richiede che noi dobbiamo indirizzare sin dai prossimi giorni l’attenzione “verso” significative esperienze civiche locali, valorizzandole, aiutandole ad affermarsi. Ne guadagnerà la nostra classe dirigente. Mai chiuderci.
Ecco perché dobbiamo ripartire dai Circoli che andremo a costituire nelle nostre comunità. Certo saranno organizzazione, dovranno essere rete, ma soprattutto dovranno aspirare ad essere luoghi dove si entra senza pass e da dove si esce per diventare piazza.
La parola Circolo esprime molto bene questa idea ed in questo senso taglia evidentemente in modo netto con le antiche ma sorpassate Sezioni, quasi piccole o grandi porzioni, luoghi dove ci stanno alcuni e non altri.
Bene, queste piazze dove si costruisce la nostra identità dobbiamo costruirle ovunque è possibile.
Ha scritto in questi giorni nel suo Blog un amico, che credo sia presente stasera tra noi, “Si dovrà davvero ripartire dai Circoli: fornire il massimo impegno affinché ogni paese della Provincia si doti di una sede, la quale sede dovrà non solo ospitare noi stessi, ma ricevere a braccia aperte i nostri compaesani, stimolando la curiosità, ravvivando l’attivismo civico, proponendo iniziative aggreganti, utili al quotidiano, mirate alle coscienze acerbe dei più giovani e a quelle (tante) sopite degli adulti, lasciando le sporche al proprio triste destino. Dovremo allontanare la tentazione di creare corsie preferenziali, scorciatoie sociali, favori e prebende da vecchia casta, in cambio di una manciata di tessere o di una auspicata visibilità individuale. E lavorare insieme, nell’interesse comune”.
Si Davide è così! Ci proveremo in questi mesi, mettendo anche insieme i Circoli di uno stesso contesto territoriale, abituando chi li frequenta e chi li anima a ragionare insieme, sapendo che i confini del proprio territorio comunale si scoloriscono di fronte all’esigenza di un buon utilizzo dello stesso, dell’ottimizzazione delle risorse disponibili e dell’efficienza dei servizi erogabili e delle opere cantierabili.
Tra l’altro nascono così anche le leadership naturali e si governano in questo modo i territori. Che si emancipano e non diventano marginali superando il gap delle risorse umane e finanziarie. Le circoscrizioni delle Unioni dei Comuni possono orientarci.
Si ripartiamo da Circoli, facciamo si che questa Assemblea rappresenti una rete che ci unisce. Noi oggi eleggiamo una Direzione, ma vi rassicuro che l’Assemblea si riunirà con una frequenza periodica, per tirare le somme, per le decisioni che contano e la sua sarà sempre la decisione definitiva, inappellabile.
Cercheremo di assettarla meglio, rappresentando equamente i territori.
Nei prossimi giorni gli organismi regionali appronteranno la norma che permette di individuare i procedimenti per surrogare gli eventuali dimissionari che ricopriranno eventuali altri incarichi nel partito laddove, come da noi ed in altre cinque altre Federazioni, è stata presentata una sola lista unitaria.
Entrata in vigore la norma tutti i circoli saranno rappresentati, unitamente a quelli che andremo a costituire.
L’Assemblea ci accompagnerà nel percorso che andrà a definire il programma, l’alleanza politica per le provinciali, la scelta del candidato presidente con le modalità che andremo a concordare con la coalizione, la nostra lista nei ventiquattro collegi.
Le parole chiave di quello che vogliamo essere le conoscete gia. Non le ripeterò qui oggi. Le abbiamo dette e discusse venti giorni fa e le hanno fatte proprie i nostri iscritti eleggendo me e voi il 16 Gennaio.
Adesso si parte, senza guardarci indietro, a viso aperto e non potendo scorgere esattamente la meta, sapendo che la strada è lunga ed anche in salita.
Leggevo qualche giorno fa un bel passo, suggestivo per me che amo percorrere a piedi i sentieri del Supramonte.
Ve lo propongo perché permette qualche similitudine con il lavoro che ci attende.
“Ci troviamo su un pendio che sale verso un valico di montagna mai attraversato prima e non abbiamo alcuna idea della veduta che ci si schiuderà davanti una volta arrivati in cima. Non sappiamo dove ci porterà la gola tortuosa che stiamo percorrendo ma di certo non possiamo fermarci a riposare qui, su un sentiero in rapida salita.
Perciò continuiamo ad avanzare “ per un motivo” per chè non possiamo restare in piedi a lungo. Soltanto quando raggiungeremo la sommità del valico ed osserveremo il passaggio sull’altro versante sarà tempo di “muoversi verso un fine”: non più sospinti da ciò che abbiamo alle spalle, ma attratti in avanti dalle visioni, dalle finalità e dalle destinazioni che avremo scelto”.
Grazie.
Gianna Sanna, Oristano 30.01.2010
