Caterina Pes

Come si distrugge l’istruzione

gen 25th, 2010 | By Redazione | Categorie: Scuola e Università

da www.sardegnademocratica.it

Via libera all’emendamento del Decreto di Legge Lavoro, che consente di completare l’ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di apprendistato, insieme alla scomparsa del biennio unitario alle superiori, rivela l’avanzare del processo di smantellamento, non solo dell’obbligo scolastico, ma della basilarità stessa dell’idea di Istruzione. Elemento eclatante, veramente scandaloso, è la pretesa di inserire questo provvedimento come concorrente all’abbattimento della dispersione scolastica: concedere ad un giovane di svolgere il suo ultimo anno di scuola nel mondo del lavoro, oltretutto senza garantirgli alcuna continuità lavorativa, sarebbe un modo per “toglierlo dalla strada”.

Deve essere chiara a tutti la logica populistica di queste proposte falsamente dirette a migliorare la condizione giovanile, come la promozione dell’uscita anticipata dei figli dalle famiglie, magari defalcando la pensione dei loro padri. Una logica della “coperta stretta” che proviene da menti ristrette? Apparentemente sì, ma vi è a monte un disegno ben chiaro, che caratterizza ulteriormente, se ce ne fosse ancora bisogno, la mirata politica dell’impoverimento culturale perseguita da questo Governo.

Di fronte al disfacimento del mezzo televisivo, principale veicolo fino a poco tempo fa, cioè precedentemente alla diffusione capillare di Internet, la scuola, nonostante la crisi da essa attraversata negli ultimi decenni, costituiva l’unica fucina potenzialmente capace di fronteggiare la stupidità sempre più dilagante dell’offerta massmediale. La scuola è comunque, anche nelle situazioni peggiori, un luogo di sosta, in cui il pensiero ha un suo status, la formazione delle coscienze trova angoli di riflessione ed attenzione.

Ecco perché è facile convincersi del programma di smantellamento operato da questa politica governativa, di cui la falsa preventiva immissione al lavoro precoce, è solo un primo passo, laddove del resto la disoccupazione dilagante, i licenziamenti di massa, sono il contraltare. In quest’ottica togliere un anno di istruzione non è un danno, anzi un’azione meritoria, perché apprendere di più, non solo non è necessario, ma dannoso. E’ un’azione sottile che investe tutti i settori della cultura, da quello dell’arte affidato a Sgarbi ai ripetuti tentativi di censura della rete Internet, che prima o poi avranno seguito, dato che resta l’unica fonte di informazione libera e soprattutto di canalizzazione e diffusione delle idee senza addomesticamenti.

Gli intellettuali sono oggi i tutori della democrazia, i soli garanti della libertà. Se anch’essi cedono da una strenua difesa della Cultura a questo lento processo di erosione in atto, allora non ci saranno più vie d’uscita. I segnali sono chiari da lungo tempo. Questa Destra vorrebbe impadronirsi anche dell’ultimo lasciapassare del libero pensiero, che è storicamente sempre appartenuto alla Sinistra. Bisogna veramente presidiare e non sorridere con compatimento alle ultime ridicole trovate del ministro Brunetta o di chi per lui. 

La vittoria di Vendola è un segnale di speranza. Le parole di Soru nel mettere in primo piano nell’agenda delle azioni politiche l’istruzione oggi suonano quasi come una profezia. Nessuno deve trascurare lo strumento del sapere, unico capace di muovere i processi della Storia. Non dobbiamo farne perdere nemmeno una briciola. 
 

 Donatella Lissia

25 gennaio 2010

Un commento
Lascia un commento »

  1. Un argomento discusso, ma forse non adeguatamente in proporzione all’importanza, almeno dallo scorso anno, è il funzionamento del nostro sistema scolastico e il suo cambiamento. Infatti, che la scuola italiana soffra più problemi è noto, ma la soluzione intrapresa per il suo miglioramento è certamente criticabile. Il tutto, come molti ben sanno, si è risolto in una drastica riduzione di personale, con un taglio di 42.104 docenti e 15.167 collaboratori scolastici (1.928 docenti e 591 collaboratori scolastici in meno per la Sardegna nel 2009/2010), per un totale di 52.171 posti di lavoro in meno in Italia per il corrente anno scolastico, che ammontano a 131.900 se considerati i tagli di tre anni consecutivi, e a fronte di un aumento di 37.441 alunni nel 2009 rispetto al 2008, “stipati” in classi che sono diminuite di 3.826 unità. I finanziamenti per l’Istruzione, poi, sono diminuiti nel tempo, dato che per il 2009 si è registrata una riduzione del 45,77% rispetto al 2001, e del 21,66% rispetto al 2008, e così l’investimento pubblico per questa voce risulta inferiore alla media dei paesi Ocse in proporzione al Pil.
    Proprio uno dei capitoli di spesa che maggiormente risentirà dei tagli della “riforma” è quello riguardante i docenti precari, che nello scorso anno scolastico erano 130.835, cioè il 15,66% dei docenti della scuola italiana. Negli anni, nonostante le esigenze di personale, il precariato scolastico è aumentato, poiché si è scelto di usufruire del lavoro di questi docenti risparmiando sulla stabilizzazione, tanto che dei 130.835 precari in servizio nel 2008/2009 ne sono stati licenziati 110.553 alla fine delle attività didattiche. Perciò sembra che ora si voglia diminuire il precariato non stabilizzando e allontanando sempre più dal ruolo i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento provinciali, le stesse da cui si attinge per l’assunzione a tempo indeterminato e determinato.
    E allora non si può che rimanere allibiti davanti ai commenti di cittadini che, estranei al mondo scolastico, ma tempestati dalle informazioni non sempre corrette, credono che si stia operando nel miglior modo possibile per il progresso della Scuola, addirittura pensando che si voglia perfezionare tutta la categoria dei docenti con l’istituzione di “innovativi” corsi di formazione per futuri insegnanti neo-laureati, come riferito dal Ministro all’Istruzione questo settembre, mentre si vogliono tagliare 133.000 precari (più di 80.000 insegnanti) che già hanno superato concorsi o scuole di specializzazione Ssis. Ma come si può parlare, infatti, di formazione di nuovi docenti se vogliono tagliare quelli che fanno parte delle graduatorie ad esaurimento? I nuovi corsi di formazione potrebbero o potranno apportare delle migliorie, ma non si può pensare di non assumere chi fa parte delle graduatorie ad esaurimento e che già ha affrontato un percorso lungo di formazione professionale: laurea; concorsi e/o specializzazione con selezione; ulteriori corsi di perfezionamento; anni di lavoro precario, anche coprendo 200 chilometri al giorno, e continua formazione in itinere.
    Certamente se si vuole migliorare il livello qualitativo dell’apprendimento sarebbe opportuno diminuire il numero massimo degli alunni per classe. Così, mentre tutti i Paesi OCSE vengono richiamati a investire maggiormente nell’Istruzione, mentre lo studio recente del settembre 2009 della Banca d’Italia, “I rendimenti dell’istruzione”, evidenzia i vantaggi economici dati da un maggior finanziamento del sistema scolastico, in Italia si prosegue con i tagli e si diramano informazioni che non sempre rappresentano la realtà, addirittura tenendo i genitori all’oscuro dei problemi che si stanno verificando quotidianamente nelle scuole, con una riduzione dell’offerta formativa a danno della formazione dei loro figli.
    In ragione di tutto ciò, e in seguito ai numerosi problemi verificatisi nel mondo della scuola, fin dall’inizio di quest’anno scolastico, nel territorio locale, il coordinamento dei precari della scuola della provincia di Sassari denuncia inoltre:
    • il danno arrecato alla scuola media, dove, con la cancellazione delle ore a disposizione, ogni qualvolta si assenti per un giorno un docente, si vede spesso la divisione degli alunni di una classe in altre differenti, sovraffollandole. Contemporaneamente, sempre alle scuole medie, secondarie di primo grado, si è negata la possibilità di lezioni individualizzate per quegli alunni con problematiche particolari che, generalmente, venivano seguiti proprio dai docenti che avevano ore a disposizione. Inoltre, troppo frequentemente, per non dire quasi tutti i giorni e in moltissime scuole della provincia (ma la stessa cosa capita in ambito regionale e nazionale), in mancanza di un docente, delle classi vengono fatte entrare a scuola un’ora dopo o fatte uscire un’ora prima, con un danno per l’andamento didattico disciplinare degli alunni, incalcolabile.

    • Il danno arrecato alle scuole elementari, dove molti docenti, che hanno dato la disponibilità, vengono richiamati dal giorno libero, per evitare le nomine dei supplenti; dove molti docenti di ruolo sono costretti a supplire in tutte le classi e per tutte le materie, anche religione, eliminando totalmente le compresenze, causando l’impoverimento dell’offerta formativa;

    • Il danno alle scuole secondarie di secondo grado, le superiori, per i buchi causati dalla riduzione del personale; dove si sono verificati casi di mancate nomine; dove, per la mancanza di ore a disposizione, si sono usati colleghi di sostegno, privando per delle ore gli alunni disabili del servizio tutelato dalla legge 104;

    • I sistemi di ammortizzazione sociale annunciati dal Ministro, con tanta enfasi, che ancora non sono concretamente operanti, dato che molti docenti non hanno neanche ricevuto il pagamento del tfr dello scorso anno, e, lavorando quest’anno per poche ore, hanno perso la disoccupazione di 800 euro per lavorare per poche centinaia di euro, e magari a parecchie decine di chilometri da casa e pagati non sempre puntualmente anche per quelle poche centinaia di euro (non si immagini tanto, 300, 400, 500 euro). La convenzione con l’INPS, poi, per il momento non è ancora funzionante, e si parla di quella convenzione che avrebbe dovuto assicurare un reddito minimo per i precari che avessero lavorato per poche centinaia di euro, con una formula di completamento tra stipendio a tempo determinato e disoccupazione (legge Salva-precari). In definitiva si rimarca il grave danno economico nei confronti dei docenti precari, molti dei quali non vengono pagati nelle scuole in cui lavorano, puntando il dito non sulle dirigenze scolastiche, spesso con finanziamenti sempre più esigui per i vari capitoli di spesa, quanto sul sistema più generale che, evidentemente, con questi ulteriori tagli, priva anche le stesse scuole delle risorse per pagare i supplenti, ledendo il diritto tutelato dalla legge per il pagamento degli stipendi nei tempi opportuni, e ragionevoli;

    • L’inefficacia dei progetti regionali contro la dispersione scolastica, che dovevano essere finalizzati anche all’inserimento lavorativo dei precari, almeno per il 60% dei totali finanziati alle scuole, attraverso dei contratti semestrali, ma che per continui rinvii, come la richiesta di un’ulteriore dichiarazione di disponibilità da parte dei precari, in linea teorica, se dovessero essere avviati a febbraio, vedrebbero il termine a luglio, con concrete difficoltà d’attuazione, dato che nelle scuole medie le attività terminano il 30 giugno ed è improponibile un recupero scolastico, facoltativo, in estate; l’inefficacia dei progetti regionali che dovevano servire anche per il completamento dell’orario di servizio dei supplenti ma che, in molte scuole, sembrerebbero incompatibili con le ore di servizio,ponendo molti colleghi docenti precari nell’impossibilità di avere un orario di lavoro completo;

    • Il danno a carico di molti lavoratori precari ATA, collaboratori scolastici, inseriti in prima fascia, che, pur avendo maturato 180 giorni di lavoro lo scorso anno, ma in modo non continuativo, si vedono superati dai colleghi di seconda fascia che lo scorso anno hanno lavorato per 180 giorni continuativi, il tutto per effetto della così detta legge “salva-precari”;

    • La carenza d’informazione sul disagio che si sta creando nella scuola ogni giorno, con disagi poco noti alle famiglie e a danno della formazione degli alunni;

    • Il disinteresse della classe politica di ogni colore, sia per il danno arrecato alla formazione degli alunni che per il danno arrecato ai lavoratori precari della scuola, in assoluto disprezzo di alcuni diritti principali, come quello al lavoro, all’uguaglianza, all’istruzione.

    In poche parole a oggi esistono i casi dei docenti supplenti non pagati regolarmente, con ritardi di mesi; le numerose situazioni di alunni che, in mancanza di un docente vengono divisi in varie classi, sovraffollandole, anche oltre i limiti imposti dalla legge sulla sicurezza; l’ingresso posticipato di un’ora o l’uscita anticipata per molte classi in cui si verifica l’assenza di un docente; la mancata nomina di molti docenti e l’impossibilità di seguire in maniera individualizzata gli alunni difficili, per la mancanza delle ore a disposizione.
    Fanno rabbia, poi, le storie individuali dei singoli colleghi precari, come quella di Paola, iper-specializzata, che, dopo anni di insegnamento, si ritrova a casa disoccupata, o come quella di Barbara, che, dopo laurea con il massimo dei voti, e specializzazione Ssis di due anni, di selezione, studi post universitari e di tirocinio, e tasse salate, si vede chiuse in faccia le porte dell’inserimento lavorativo all’indomani dell’abilitazione, con la paura di un taglio definitivo, segnato anche dalla minaccia della formazione di una ulteriore nuova classe docente. Ma esistono anche i casi di altri, più e meno, giovani specializzati, come Laura, chiamati a lavorare per progetti scolastici regionali di un’ora alla settimana, come l’attivazione di sportelli didattici, con la stipula di contratti particolari che, nel caso in cui gli alunni non si presentino, vedono il mancato pagamento delle ore del progetto; progetti che inoltre, per le dichiarazioni diramate da alcune scuole, impedirebbero il completamento del servizio con le supplenze, per una non bene specificata incompatibilità. Oppure ci sono i casi dei colleghi penalizzati dal “Salva-precari”, come quello del collega Luigi che, non il solo, dal sistema informatico centrale, risulterebbe, pur essendolo, non beneficiario per la precedenza nella nomina delle supplenze, confinato in un limbo d’attesa che lo danneggia sul piano giuridico ed economico. E i problemi dei singoli sono tantissimi, risultando così un problema generale.
    Come ribadito, la “riforma” Gelmini è data essenzialmente da un enorme taglio a carico del personale scolastico precario, con ricadute pesanti sulla didattica offerta nelle scuole, e contemporaneamente un danno incalcolabile nel breve termine, ma pesante e grave per le conseguenze negative che apporterà nel sistema socio-economico del Paese intero in un futuro recente. Come tutti sanno, è statisticamente provato che un maggior investimento in cultura, istruzione e ricerca comporta un conseguente miglioramento sociale ed economico. Qualsiasi sistema, inoltre, per funzionare deve avere a disposizione tutte le risorse che lo completano organicamente, risorse umane, finanziarie, organizzative e strutturali, mentre questa “riforma Gelmini” taglia tutte queste voci. Si rimane allibiti, inoltre, davanti all’affermazione del Ministro all’Istruzione di voler migliorare la Scuola con una nuova formazione dei docenti, dato che i docenti preparati e qualificati esistono e da anni lavorano come precari in mezzo a mille difficoltà. E intanto molti docenti precari, supplenti, come scritto, stanno lavorando in previsione di uno stipendio il cui pagamento viene posticipato nel tempo, perché in molte scuole mancano le risorse finanziarie per pagare supplenti, materiali e sussidi didattici, e le manutenzioni spesso sono carenti, troppo. In ragione di tutto ciò il Governo, proprio vedendo la riduzione progressiva dei finanziamenti per l’Istruzione, avrebbe dovuto aumentare le risorse per la Scuola, non diminuirle facendo breccia nei problemi esistenti e creando una voragine. In merito alla Sardegna, inoltre, si ribadisce che, anche in considerazione dell’alto indice di dispersione scolastica e dei bassi livelli di apprendimento scolastico caratterizzante la nostra regione, fanalino di coda d’Europa e d’Italia, sarebbe opportuno prevedere l’assunzione di più personale docente proprio per il miglioramento dell’offerta formativa, non il contrario, dato che non è possibile impostare una riforma senza considerare le problematiche locali, perché in questo modo, sulla base di un taglio orizzontale di falsa uguaglianza, s’imposta un trattamento disuguale a danno delle regioni che già sono più penalizzate.
    Il Coordinamento dei precari di Sassari si riserverà di inviare un documento di denuncia delle gravi situazioni che si stanno verificando nel mondo della scuola, sia ai sindacati, che alle varie figure istituzionali e politiche del territorio locale e nazionale, inoltre si attiverà per richiedere immediatamente un tavolo tecnico, come concordato all’inizio dell’anno scolastico con il Presidente della Provincia di Sassari.
    Evidentemente, in questa grave situazione ai danni di uno dei principali comparti dello Stato, il principale ente educativo di formazione culturale pubblica, non si può più tollerare uno stato di apatia complice della deriva della scuola. Invece, è importante che, davanti alla prova provata del malfunzionamento scolastico, per il taglio di risorse ed organici, davanti all’effettiva esigenza di più personale scolastico, in una scuola che vede classi sempre più numerose e difficilmente gestibili, tutti, genitori, docenti precari e di ruolo, dirigenti, politici di ogni schieramento, si attivino per difendere la scuola pubblica, la formazione dei giovani e la sorte degli stessi docenti e collaboratori precari. Uno sforzo di coscienza, in questo frangente, risulta doveroso, e nessuno degli interessati può esimersi dal collaborare.

Lascia un commento