Cultura ed Istruzione
11 novembre, 2009

Precari della scuola

Il gruppo PD della Commissione Lavoro ha dedicato il numero della Newsletter all’iter alla camera del decreto che il Ministro Gelmini ha presentato con il titolo “Disegno di legge di conversione del decreto-legge n.134 del 2009: Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l’anno 2009-210”  dando una risposta incompleta, insufficiente e in alcuni punti pericolosa alla grande mobilitazione dei precari della scuola che si sono visti tagliare per il 2009 – 2010, 42.000 posti effettivi di insegnante e 7.000 posti di personale ATA.
I tagli, frutto della finanziaria triennale del 2008, hanno significato la perdita del lavoro per 18.000 insegnanti, che nell’anno scolastico precedente avevano insegnato con incarichi annuali o fino alla fine delle lezioni. Il provvedimento assunto per i 18.000 prospetta una soluzione che vale solo per questo anno scolastico, impegna il personale nelle supplenze temporanee e utilizzando l’indennità di disoccupazione, per i periodi di non lavoro, impegna lo stesso personale in progetti regionali, con la possibilità di avere una indennità di partecipazione da parte delle regioni.
Nel provvedimento non si dice nulla per quei lavoratori che l’anno scorso avevano fatto supplenze temporanee. Questi ultimi perdono sicuramente il lavoro e possono eventualmente contare solo sulla disoccupazione a requisiti ridotti solo in particolari condizioni. Anche per i 18.000 resta aperto i problema di che cosa succederà l’anno prossimo, anno in cui sono previsti ulteriori  tagli. L’intervento infatti non garantisce a questi lavoratori la possibilità di un rientro a scuola. È in cantiere  una nuova modalità di reclutamento, che non prevede la preventiva immissione in ruolo per tutti quelli che erano nella graduatoria preesistente.

La Commissione referente per il provvedimento era la Lavoro, abbiamo chiesto la congiunta con la Cultura che non è stata concessa e allora un gran numero di membri PD della commissione Cultura hanno partecipato ai lavori della Commissione Lavoro, per cui abbiamo realizzato  una congiunta di fatto. Il lavoro è stato molto impegnativo e proficuo.

 

Scheda tecnica del decreto

com’è stato presentato e com’è stato approvato.

Presentiamo una scheda tecnica a cura di Monica Morabito, dove risulta evidente il lavoro che è stato fatto. L’obiettivo fondamentale che ci siamo posti è stato quello di modificare il comma 1 dell’art.1 (quello più pericoloso), allargando il più possibile la platea.

 

In Aula

Seduta del 19 ottobre 2009

Discussione sulle linee generali

·             Maria Coscia, Ivano Miglioli, Rosa De Pasquale, Marianna Madia, Maria Grazia Gatti, Giulio Santagata

Seduta del 20 ottobre 2009

Discussione sul complesso degli emendamenti

·             Sandro Gozi, Beppe Fioroni, Maria Luisa Gnecchi, Cesare Damiano

Discussione su emendamento soppressivo comma 1 art.1.

Si tratta di uno dei momenti più significativi della discussione in Aula, la maggioranza ha rischiato di andare sotto e solo un scelta perlomeno discutibile del Presidente Lupi, ha impedito la soppressione del comma. Riportiamo la discussione completa in cui si coglie anche il clima dell’Aula. Nella discussione sono intervenuti:

·             Maria Grazia Gatti, Maurizio Turco, Erminio Quartiani, Emilia De Biasi, Roberto Giachetti, Antonello Soro

Continuazione della discussione sugli emendamenti.

Dopo l’atteggiamento tenuto dalla Presidenza della Camera abbiamo deciso che gli altri emendamenti sul comma 1 dell’art.1 oltre all’illustrazione affidata a Santagata, gli altri deputati sarebbero intervenuti per un minuto. La discussione è proseguita fino a quando il presidente Moffa ha prima chiesto di riunire  il comitato dei Nove e successivamente ha chiesto di riprendere la discussione il giorno dopo per formular un intesa che sembrava prefigurarsi all’interno del comitato dei Nove. Sono intervenuti:

·             Giulio Santagata, Maurizio Turco, Sandro Gozi, Maria Coscia Elisabetta Rampi, Sabina Rossa, Carmen Motta, Alessia Mosca, Amalia Schirru, Caterian Pes, Donella Mattesini, Ileana Argentin, Rosa De Pasquale, Letizia De Torre, Maria Grazia Gatti, Piero Fassino, Lucia Codurelli, Ivano Miglioli, Pasquale Ciriello, Susanna Cenni, Enrico Farinone, Erminio Quartiani

Seduta del 21 ottobre 2009

Il giorno dopo la discussione continua con la dichiarazione di voto  dei numerosi emendamenti presentati. Sono intervenuti:

·             Maurizio Turco, Beppe Fioroni, Roberto Giachetti, Giulio Santagata, Marianna Madia, Alessandra Siragusa, Sabina Rossa, Rosa De Pasquale, Maria Coscia, Caterina Pes

·             Rosa De Pasquale, Caterina Pes, Gianclaudio Bressa, Giulio Santagata, Alessandra Siragusa, Alessia Mosca, Tnino Russo, Amalia Schirru, Maria Grazia Laganà Fortugno, Maria Grazia Gatti, Ileana Argentin, Donella Mattesini, Sergio D’Antoni, Erminio Quartiani, Eugenio Mazzarella, Roberto Giachetti, Giovanni Bachelet, Letizia De Torre, Emilia De Biasi

La seduta continua con l’esame degli ordini del giorno

Presentiamo infine  la dichiarazione di voto finale per il Gruppo illustrata da Manuela Ghizzoni, capogruppo PD della Commissione Cultura.

 

 

In Commissione

Seduta del 6 ottobre 2009

·             Donella Mattesini, Letizia De Torre, Maria Luisa Gnecchi, Ivano Miglioli

Seduta del 7 ottobre 2009

·             Donella Mattesini, Maria Coscia, Marianna Madia, Ivano Miglioli, Giulio Santagata

Seduta dell’8 ottobre 2009

·             Amalia Schirru, Maurizio Turco, Elisabetta Rampi, Rosa De Pasquale, Maria Grazia Gatti

Seduta del 13 ottobre 2009

·             Emendamenti

·             Esame degli emendamenti

Seduta del 14 ottobre 2009

·             Tonino Russo, Rosa De Pasquale, Ivano Miglioli, Luigi Bobba

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Cristian Ribichesu 3:51pm on novembre 22, 2009

Non è un gioco, si rischia il lavoro e non ci si capacita di come si possa parlare di nuovi percorsi formativi quando si vogliono tagliare, in Italia (la Sardegna è una delle regioni più penalizzate), 133.000 precari (più di 80.000 insegnanti) che già hanno superato concorsi o corsi-concorsi come le SSIS. L’incomprensione non nasce da un preconcetto o da un’ostinata ritrosia nei confronti dell’innovazione, anzi, ben vengano le migliorie, e ben vengano le innovazioni, ma qui, in questo Paese, considerando il rallentamento del turnover e le dichiarazioni riguardanti la “nuova” formazione di nuovi docenti, sembra solo si voglia fare tabula rasa, prendere la tavola di cera e cancellare tutto, e iniziare da zero con nuovi abilitati. A parte l’aspetto fuorviante, che potrebbe distrarre l’attenzione dal dramma di chi, dopo anni e sacrifici spesi per il sistema dell’Istruzione nazionale, non lavorerà più, è bene osservare le motivazioni che spingono all’adozione di questo nuovo percorso formativo (che per un continuo miglioramento della formazione vanno bene, previa assunzione di tutti i precari che già esistono e hanno diritto al lavoro). Si demonizza la SSIS e si passa al tre più due della laurea più un ulteriore anno di specializzazione con tirocinio: bene, fanno sei anni di studio e pratica, come nel vecchio sistema della laurea quadriennale con gli ulteriori due anni di studio e pratica della scuola di specializzazione SSIS; 3+2+1=4+2. Semplicemente, visto che il sistema universitario è stato trasformato in laurea triennale più due anni di laurea specialistica (è stato allungato di un anno il percorso di studi dei vecchi corsi quadriennali), doverosamente si doveva adeguare il sistema di formazione degli insegnanti, che dal superamento dei vecchi concorsi era passato alle scuole di specializzazione (per le scuole secondarie), che si sviluppavano, dopo un esame di ammissione iniziale, in due anni di studio, superamento di esami di psicologia, pedagogia, legislazione scolastica, lavori laboratoriali, studio dei sistemi di valutazione scolastica e didattica delle materie d’insegnamento, e 300 ore di tirocinio (100 indirette, cioè cento ore di analisi e guida sull’osservazione e lo svolgimento del tirocinio diretto, di 200 ore, nelle scuole, con un’insegnante delle scuole pubbliche, referente per la “guida” degli specializzandi). Sicuramente la SSIS (che prevedeva anche, per il superamento, la realizzazione di una tesi finale, il superamento di un compito scritto, vero esame di Stato, e un’ultima interrogazione orale dinanzi a una commissione composta da docenti universitari e docenti delle scuole pubbliche) rappresentava un miglioramento rispetto all’immissione in ruolo per concorso (che non si sminuisce, tutt’altro, dato che per superarlo molti hanno studiato per anni, come è doveroso ribadire che tutti i precari, concorsisti e abilitati nelle scuole di specializzazione, hanno diritto al ruolo) e il nuovo percorso di formazione docente che si intende realizzare è la naturale continuazione data dall’adeguamento della riforma universitaria. Niente cambia, se non per il numero delle ore di tirocinio (450 del nuovo percorso, almeno da quanto riferito dal Ministro, contro le 300 della SSIS). Per il resto, esame di ammissione, quindi selezione iniziale, esami di didattica delle materie d’insegnamento (e non esami delle materie di studio universitario, come riportato in vari giornali), esami di psicologia, pedagogia, legislazione scolastica, valutazione e autovalutazione scolastica, laboratori e pratica nelle scuole sembrano essere gli stessi. Ci si chiede allora, e nuovamente, come si possa parlare di continua formazione di nuovi docenti se, però, si vogliono tagliare quelli che già fanno parte delle graduatorie ad esaurimento, molti dei quali hanno fatto le SSIS, che per un principio di comparazione, dovrebbero godere di quell’entusiasmo che ora si palesa per i nuovi futuri corsi di formazione, o altrimenti si deve pensare che si aggiungerà nuovo precariato al precariato? Già le SSIS erano a numero chiuso per immettere in ruolo un numero di docenti tale da rispettare la normale turnazione, ma così non è stato. Infatti, per essere più chiari, è bene ripetere che l’istituzione della SSIS doveva essere, era, a numero programmato in base alle esigenze di assunzione nelle varie province.”Il numero dei posti disponibili viene annualmente fissato con un decreto ministeriale, che li ripartisce fra le varie sedi regionali in base ad una previsione delle future disponibilità negli organici della scuola. Nelle SSIS si entra per concorso, e si esce dopo due anni di un percorso formativo che comprende approfondimenti sia nelle singole discipline, sia nell’ambito delle scienze dell’educazione, oltre ad attività di tirocinio. Gli iscritti che superino l’esame finale ottengono il diploma di specializzazione, che “ha valore di esame di Stato ed abilita all’insegnamento…il D.L. 28 agosto 2000 consente agli specializzandi di essere inseriti nelle graduatorie permanenti dei provveditorati per l’immissione progressiva in ruolo”. http://www.sissco.it/index.php?id=200 . Forse i vecchi precari dovranno, con anni d’insegnamento alle spalle, concorrere con i futuri laureati per accedere all’anno di formazione per i nuovi insegnanti, oppure a loro sarà preclusa definitivamente la strada dell’insegnamento? I nuovi corsi di formazione dei docenti sono sicuramente degni di nota, ma non si possono ledere i diritti di chi ha conquistato il diritto al lavoro superando concorsi e corsi-concorsi (SSIS e anche laurea in scienze della formazione per l’insegnamento nelle scuole primarie), soprattutto in una democrazia in cui il diritto al lavoro, e all’uguaglianza, è difeso dalla principale Carta dello Stato. Certo, poi, quanto scritto potrebbe non bastare per spezzare una lancia a favore dei precari, e allora, per allontanare l’idea che i precari della scuola possano godere di corsie preferenziali per l’immissione in ruolo (alcuni potrebbero pensarlo, magari non maliziosamente, ma forse perché non sono a conoscenza dei percorsi e dei sacrifici di chi sceglie la carriera dell’insegnamento, e il filmato dello scorso anno di Presa Diretta è un documento imperdibile per conoscere le dinamiche che ruotano attorno alla Scuola http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2db1ed36-8bbe-4a15-9edf-8b96f2f44df9.html ) basta dire che la gavetta di molti precari è bella lunga: laurea; concorsi e/o specializzazione con selezione; ulteriori corsi di perfezionamento; anni di lavoro precario, anche coprendo 200 chilometri al giorno per lavorare, ovviamente senza indennità o altro; continua formazione (senza poter scaricare il costo di ulteriori testi dalle tasse); e molto altro ancora. Le critiche da muovere contro il sistema dell’Istruzione c’erano, certo, ci sono e ci saranno sempre (come per tutti i sistemi del mondo del lavoro che si voglia migliorare), ma in quest’ottica non deve prevalere l’interesse personale, l’egoismo sociale, perché investendo nell’Istruzione nazionale, tutta, e nella Scuola, se ne avvantaggiano diverse parti, per non dire l’intero Paese. Poi, se si vuole migliorare il livello qualitativo dell’istruzione, allora sarebbe opportuno diminuire il numero massimo degli alunni per classe, dato che, per la complessità della gioventù odierna e per le veloci evoluzioni del mondo globale, insegnare in classi di trenta alunni non consente certo di seguire in modo individualizzato, o scriviamo solo al meglio in base ai nostri tempi, tutti gli scolari, per favorire il rispetto degli alunni stessi e per la difesa del diritto allo studio, diritto internazionale. E allora, precariato degli insegnanti, studenti più preparati nelle scuole dell’obbligo e per l’ingresso nel mondo universitario, minore dispersione scolastica, giovani più preparati per l’ingresso immediato nel mondo del lavoro dopo l’obbligo scolastico, maggiore senso civico, ecc., sono punti importanti che potrebbero essere raggiunti partendo dal principio di una diminuzione del tetto massimo degli alunni per classe (non 30 o 33 attuali), che comporterebbe, ragionevolmente, una scuola di maggiore qualità (per leggi sulla sicurezza, che evidentemente sono contrastanti rispetto alle leggi indicanti la formazione delle classi, queste, già adesso, non dovrebbero avere più di 26 persone compreso il docente, http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-12/denuncia-codacons/denuncia-codacons.html ). Seguendo questo criterio, inoltre, si potrebbe creare una vera scuola di qualità in orario curricolare, risparmiando, invece, sui progetti extra-curricolari che si svolgono generalmente la sera. Non possono sorgere dubbi, dunque, sulla considerazione che sia giusto indirizzare più risorse nella Scuola, risorse che, in questo modo, daranno un apporto positivo, non quantificabile nell’immediato ma nell’immediato futuro, a tutto il sistema economico-sociale italiano, e conseguentemente a tutte le regioni, soprattutto quelle del Sud (quelle più colpite, nel presente, dai tagli nel pubblico impiego; come è giusto ribadire che la Sardegna è una delle regioni con il più alto tasso di dispersione scolastica). Bisogna spendere bene, nel presente, per capitalizzare il futuro di tutti, e non farsi prendere dall’egoismo sociale e dalla cecità. Quindi i precari hanno diritto ad essere assunti? In previsione della programmazione numerata, che dai concorsi è seguita nell’istituzione delle scuole di specializzazione SSIS, sembrerebbe proprio di si! Detto questo, assunti i precari, è bene che la Scuola rivendichi la sua alta funzione di formazione culturale, creando le premesse culturali per “sanare” una questione morale nazionale che sembra affliggere il Paese da più parti (la Sardegna non ne è esente). Il miglioramento scolastico è direttamente legato alla “restituzione” dell’onestà intellettuale che manca da più parti. Occorre, urgentemente, rivendicare, ovviamente con il merito, lo studio, l’applicazione, l’impegno e la passione, l’alta funzione educativa propria degli insegnanti, ombrata da un trattamento di bassa considerazione statale nei confronti degli stessi, anche causata dalla frizione di scelte economiche che negli anni, fino agli odierni pesantissimi tagli, hanno sacrificato i finanziamenti per la Scuola in ragione, sbagliata, di altri settori (pensate alla privatizzazione di molte aziende nazionali, che, pur nel rispetto delle leggi, attraverso il meccanismo delle scatole cinesi, sono state erose, e vengono erose, dall’interno, e ai continui interventi statali per evitare i licenziamenti, ovviamente licenziamenti ingiusti in un processo che vede premi milionari a favore di chi dirige, anche male, queste S.P.A, e che per il contenimento delle spese segue, dopo lo “svuotamento”, la scelta più “facile”: la riduzione del personale; http://www.chiarelettere.it/dettaglio/64195/la_paga_dei_padroni ). Infine, è giusto combattere la disoccupazione, aiutando i lavoratori di qualsiasi settore, qualsiasi settore, senza farsi assorbire dai sentimenti negativi, prodotti dalle varie situazioni di precarietà, che portano alle famose guerre fra poveri. Il sentimento del dolore, come scritto da Umberto Saba, è un sentimento universale. Come non sentire il dolore di operai che per anni lavorano in un’azienda e per i ridimensionamenti corrono il rischio di perdere il lavoro, magari a cavallo di un’età in cui diventa difficilissimo riciclarsi in/o trovare altra occupazione, e come non sentire la disperazione e la rabbia di chi arriva a gesti estremi come quelli dei lavoratori Alcatel di Battipaglia, ma come non sentire, anche, quello dei precari scolastici specializzati e vincitori di concorsi che dopo anni di precariato e sacrifici corrono il rischio di essere “tagliati”?

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Cristian Ribichesu 3:51pm on novembre 22, 2009

Non è un gioco, si rischia il lavoro e non ci si capacita di come si possa parlare di nuovi percorsi formativi quando si vogliono tagliare, in Italia (la Sardegna è una delle regioni più penalizzate), 133.000 precari (più di 80.000 insegnanti) che già hanno superato concorsi o corsi-concorsi come le SSIS. L’incomprensione non nasce da un preconcetto o da un’ostinata ritrosia nei confronti dell’innovazione, anzi, ben vengano le migliorie, e ben vengano le innovazioni, ma qui, in questo Paese, considerando il rallentamento del turnover e le dichiarazioni riguardanti la “nuova” formazione di nuovi docenti, sembra solo si voglia fare tabula rasa, prendere la tavola di cera e cancellare tutto, e iniziare da zero con nuovi abilitati.
A parte l’aspetto fuorviante, che potrebbe distrarre l’attenzione dal dramma di chi, dopo anni e sacrifici spesi per il sistema dell’Istruzione nazionale, non lavorerà più, è bene osservare le motivazioni che spingono all’adozione di questo nuovo percorso formativo (che per un continuo miglioramento della formazione vanno bene, previa assunzione di tutti i precari che già esistono e hanno diritto al lavoro). Si demonizza la SSIS e si passa al tre più due della laurea più un ulteriore anno di specializzazione con tirocinio: bene, fanno sei anni di studio e pratica, come nel vecchio sistema della laurea quadriennale con gli ulteriori due anni di studio e pratica della scuola di specializzazione SSIS; 3+2+1=4+2. Semplicemente, visto che il sistema universitario è stato trasformato in laurea triennale più due anni di laurea specialistica (è stato allungato di un anno il percorso di studi dei vecchi corsi quadriennali), doverosamente si doveva adeguare il sistema di formazione degli insegnanti, che dal superamento dei vecchi concorsi era passato alle scuole di specializzazione (per le scuole secondarie), che si sviluppavano, dopo un esame di ammissione iniziale, in due anni di studio, superamento di esami di psicologia, pedagogia, legislazione scolastica, lavori laboratoriali, studio dei sistemi di valutazione scolastica e didattica delle materie d’insegnamento, e 300 ore di tirocinio (100 indirette, cioè cento ore di analisi e guida sull’osservazione e lo svolgimento del tirocinio diretto, di 200 ore, nelle scuole, con un’insegnante delle scuole pubbliche, referente per la “guida” degli specializzandi).
Sicuramente la SSIS (che prevedeva anche, per il superamento, la realizzazione di una tesi finale, il superamento di un compito scritto, vero esame di Stato, e un’ultima interrogazione orale dinanzi a una commissione composta da docenti universitari e docenti delle scuole pubbliche) rappresentava un miglioramento rispetto all’immissione in ruolo per concorso (che non si sminuisce, tutt’altro, dato che per superarlo molti hanno studiato per anni, come è doveroso ribadire che tutti i precari, concorsisti e abilitati nelle scuole di specializzazione, hanno diritto al ruolo) e il nuovo percorso di formazione docente che si intende realizzare è la naturale continuazione data dall’adeguamento della riforma universitaria. Niente cambia, se non per il numero delle ore di tirocinio (450 del nuovo percorso, almeno da quanto riferito dal Ministro, contro le 300 della SSIS). Per il resto, esame di ammissione, quindi selezione iniziale, esami di didattica delle materie d’insegnamento (e non esami delle materie di studio universitario, come riportato in vari giornali), esami di psicologia, pedagogia, legislazione scolastica, valutazione e autovalutazione scolastica, laboratori e pratica nelle scuole sembrano essere gli stessi.
Ci si chiede allora, e nuovamente, come si possa parlare di continua formazione di nuovi docenti se, però, si vogliono tagliare quelli che già fanno parte delle graduatorie ad esaurimento, molti dei quali hanno fatto le SSIS, che per un principio di comparazione, dovrebbero godere di quell’entusiasmo che ora si palesa per i nuovi futuri corsi di formazione, o altrimenti si deve pensare che si aggiungerà nuovo precariato al precariato? Già le SSIS erano a numero chiuso per immettere in ruolo un numero di docenti tale da rispettare la normale turnazione, ma così non è stato. Infatti, per essere più chiari, è bene ripetere che l’istituzione della SSIS doveva essere, era, a numero programmato in base alle esigenze di assunzione nelle varie province.”Il numero dei posti disponibili viene annualmente fissato con un decreto ministeriale, che li ripartisce fra le varie sedi regionali in base ad una previsione delle future disponibilità negli organici della scuola. Nelle SSIS si entra per concorso, e si esce dopo due anni di un percorso formativo che comprende approfondimenti sia nelle singole discipline, sia nell’ambito delle scienze dell’educazione, oltre ad attività di tirocinio. Gli iscritti che superino l’esame finale ottengono il diploma di specializzazione, che “ha valore di esame di Stato ed abilita all’insegnamento…il D.L. 28 agosto 2000 consente agli specializzandi di essere inseriti nelle graduatorie permanenti dei provveditorati per l’immissione progressiva in ruolo”. http://www.sissco.it/index.php?id=200 .
Forse i vecchi precari dovranno, con anni d’insegnamento alle spalle, concorrere con i futuri laureati per accedere all’anno di formazione per i nuovi insegnanti, oppure a loro sarà preclusa definitivamente la strada dell’insegnamento? I nuovi corsi di formazione dei docenti sono sicuramente degni di nota, ma non si possono ledere i diritti di chi ha conquistato il diritto al lavoro superando concorsi e corsi-concorsi (SSIS e anche laurea in scienze della formazione per l’insegnamento nelle scuole primarie), soprattutto in una democrazia in cui il diritto al lavoro, e all’uguaglianza, è difeso dalla principale Carta dello Stato.
Certo, poi, quanto scritto potrebbe non bastare per spezzare una lancia a favore dei precari, e allora, per allontanare l’idea che i precari della scuola possano godere di corsie preferenziali per l’immissione in ruolo (alcuni potrebbero pensarlo, magari non maliziosamente, ma forse perché non sono a conoscenza dei percorsi e dei sacrifici di chi sceglie la carriera dell’insegnamento, e il filmato dello scorso anno di Presa Diretta è un documento imperdibile per conoscere le dinamiche che ruotano attorno alla Scuola http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2db1ed36-8bbe-4a15-9edf-8b96f2f44df9.html ) basta dire che la gavetta di molti precari è bella lunga: laurea; concorsi e/o specializzazione con selezione; ulteriori corsi di perfezionamento; anni di lavoro precario, anche coprendo 200 chilometri al giorno per lavorare, ovviamente senza indennità o altro; continua formazione (senza poter scaricare il costo di ulteriori testi dalle tasse); e molto altro ancora.
Le critiche da muovere contro il sistema dell’Istruzione c’erano, certo, ci sono e ci saranno sempre (come per tutti i sistemi del mondo del lavoro che si voglia migliorare), ma in quest’ottica non deve prevalere l’interesse personale, l’egoismo sociale, perché investendo nell’Istruzione nazionale, tutta, e nella Scuola, se ne avvantaggiano diverse parti, per non dire l’intero Paese.
Poi, se si vuole migliorare il livello qualitativo dell’istruzione, allora sarebbe opportuno diminuire il numero massimo degli alunni per classe, dato che, per la complessità della gioventù odierna e per le veloci evoluzioni del mondo globale, insegnare in classi di trenta alunni non consente certo di seguire in modo individualizzato, o scriviamo solo al meglio in base ai nostri tempi, tutti gli scolari, per favorire il rispetto degli alunni stessi e per la difesa del diritto allo studio, diritto internazionale. E allora, precariato degli insegnanti, studenti più preparati nelle scuole dell’obbligo e per l’ingresso nel mondo universitario, minore dispersione scolastica, giovani più preparati per l’ingresso immediato nel mondo del lavoro dopo l’obbligo scolastico, maggiore senso civico, ecc., sono punti importanti che potrebbero essere raggiunti partendo dal principio di una diminuzione del tetto massimo degli alunni per classe (non 30 o 33 attuali), che comporterebbe, ragionevolmente, una scuola di maggiore qualità (per leggi sulla sicurezza, che evidentemente sono contrastanti rispetto alle leggi indicanti la formazione delle classi, queste, già adesso, non dovrebbero avere più di 26 persone compreso il docente, http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-12/denuncia-codacons/denuncia-codacons.html ). Seguendo questo criterio, inoltre, si potrebbe creare una vera scuola di qualità in orario curricolare, risparmiando, invece, sui progetti extra-curricolari che si svolgono generalmente la sera.
Non possono sorgere dubbi, dunque, sulla considerazione che sia giusto indirizzare più risorse nella Scuola, risorse che, in questo modo, daranno un apporto positivo, non quantificabile nell’immediato ma nell’immediato futuro, a tutto il sistema economico-sociale italiano, e conseguentemente a tutte le regioni, soprattutto quelle del Sud (quelle più colpite, nel presente, dai tagli nel pubblico impiego; come è giusto ribadire che la Sardegna è una delle regioni con il più alto tasso di dispersione scolastica). Bisogna spendere bene, nel presente, per capitalizzare il futuro di tutti, e non farsi prendere dall’egoismo sociale e dalla cecità.
Quindi i precari hanno diritto ad essere assunti? In previsione della programmazione numerata, che dai concorsi è seguita nell’istituzione delle scuole di specializzazione SSIS, sembrerebbe proprio di si! Detto questo, assunti i precari, è bene che la Scuola rivendichi la sua alta funzione di formazione culturale, creando le premesse culturali per “sanare” una questione morale nazionale che sembra affliggere il Paese da più parti (la Sardegna non ne è esente). Il miglioramento scolastico è direttamente legato alla “restituzione” dell’onestà intellettuale che manca da più parti. Occorre, urgentemente, rivendicare, ovviamente con il merito, lo studio, l’applicazione, l’impegno e la passione, l’alta funzione educativa propria degli insegnanti, ombrata da un trattamento di bassa considerazione statale nei confronti degli stessi, anche causata dalla frizione di scelte economiche che negli anni, fino agli odierni pesantissimi tagli, hanno sacrificato i finanziamenti per la Scuola in ragione, sbagliata, di altri settori (pensate alla privatizzazione di molte aziende nazionali, che, pur nel rispetto delle leggi, attraverso il meccanismo delle scatole cinesi, sono state erose, e vengono erose, dall’interno, e ai continui interventi statali per evitare i licenziamenti, ovviamente licenziamenti ingiusti in un processo che vede premi milionari a favore di chi dirige, anche male, queste S.P.A, e che per il contenimento delle spese segue, dopo lo “svuotamento”, la scelta più “facile”: la riduzione del personale; http://www.chiarelettere.it/dettaglio/64195/la_paga_dei_padroni ).
Infine, è giusto combattere la disoccupazione, aiutando i lavoratori di qualsiasi settore, qualsiasi settore, senza farsi assorbire dai sentimenti negativi, prodotti dalle varie situazioni di precarietà, che portano alle famose guerre fra poveri. Il sentimento del dolore, come scritto da Umberto Saba, è un sentimento universale. Come non sentire il dolore di operai che per anni lavorano in un’azienda e per i ridimensionamenti corrono il rischio di perdere il lavoro, magari a cavallo di un’età in cui diventa difficilissimo riciclarsi in/o trovare altra occupazione, e come non sentire la disperazione e la rabbia di chi arriva a gesti estremi come quelli dei lavoratori Alcatel di Battipaglia, ma come non sentire, anche, quello dei precari scolastici specializzati e vincitori di concorsi che dopo anni di precariato e sacrifici corrono il rischio di essere “tagliati”?

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12 aprile 2011 – La proposta della deputata PDL Gabriella Carlucci...
 
www.lanottebiancadellascuola.it Durante la puntata di oggi (guarda il video: prima parte , seconda parte )...
 
Alessandra Rubenni, Unità 3 dicembre 2010 «Se Berlusconi e il suo...
 
 27 novembre 2010 – In queste ore si sta combattendo sulla...
 
19 novembre 2010 Bilancio di previsione dello Stato per il 2011...
 
10 novembre 2010 – La manovra finanziaria contiene, tra i numerosi...
 
27 ottobre -La Commissione Cultura della Camera dei Deputati, della quale...
 
 14 ottobre 2010 – Clamoroso flop per la riforma dell’università. Il...
 
Giovedì 7 ottobre la Commissione Cultura ha concluso i lavori sul...
 
Solarussa, 1 ottobre 2010.  Se è vero che il livello di...
 
  Bloccato il blitz della Gelmini.   Abbiamo bloccato il blitz...
 
www.partitodemocratico.it “La riforma epocale della scuola pubblica, approvata da Tremonti-Gelmini, assicurerà...
 
Ghizzoni, governo chiede iter rapido, ‘mance’ non ci fanno cambiare idea...
 
IL CASO L’intolleranza leghista di MICHELE SERRA A proposito di violenza...
 
Abbiamo ascoltato, ancora una volta increduli, al panegirico della magnifica riforma...
 
È passato in prima lettura al Senato il disegno di legge...
 
Giuseppe Vittori, L’Unità, 30 luglio 2010 Via libera dall’aula del senato, in...
 
Chiara Affronte, L’Unità 2 luglio 2010 Il 24 giugno il Tar del Lazio...
 
Ghizzoni: siamo al cannibalismo e alla politica del ‘cornuto e mazziato’...
 
Il resoconto del mio intervento in commissione cultura  nell’ambito della discussione dello...
 
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’università e della...
 
Stefano Lepri, La Stampa 20 aprile 2010 C’è nel mondo un...
 
Salvo Intravaia, La Repubblica, 12 aprile 2010 È in arrivo il bollino...
 
Simonetta Fiori, La Repubblica 31 marzo 2010 La Resistenza non c’è....
 
di Salvo Intravaia, La Repubblica 15 marzo 2010 Dal Parini di...
 
Salvo Intravaia La Repubblica 02.03.10 I tecnici di viale Trastevere consigliano...
 
Chiara Saraceno, La Repubblica 24 febbraio 2010 Le scuole pubbliche in...
 
www.partitodemocratico.it “Il riordino della scuola superiore del governo non e’ una riforma,...
 
da www.sardegnademocratica.it Via libera all’emendamento del Decreto di Legge Lavoro, che consente...
 
Roma, 15 gen – ”Dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato...
 
Ho presentato al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca un’interrogazione sulla situazione...
 
di Marco Lodoli, da www.tiscali.it Il grido d’allarme stavolta arriva dalla più...
 
Il gruppo PD della Commissione Lavoro ha dedicato il numero della Newsletter...
 
È iniziato in VII Commissione Cultura della Camera l’esame degli schemi...
 
Tito Boeri, La Repubblica 29 ottobre 2009 C’è voluto un anno...
 
Approvata la proposta PD a tutela dei precari. E’ stata varata...
 
La scadenza per le iscrizioni alle scuole superiori sarà a febbraio. ...
 
«Una importante vittoria per la scuola sarda, messa a segno anche...
 
Abbiamo messo a segno una piccola, ma significativa vittoria: l’accordo siglato...
 
La scuola è appena cominciata, eppure già si vedono gli effetti...
 
   E alla fine la montagna partorì il topolino. La riforma...
 
Il consiglio dei ministri ha approvato oggi, in prima lettura, il...
 
Il Consiglio dei Ministri ha approvato 2 Regolamenti che riformano gli...
 
Ricevo e pubblico volentieri una lettera dei Precari della scuola indirizzata...
 
Prosegue in Commissione Cultura l’audizione informale di rappresentanti di fondazioni, associazioni...
 
Si terrà venerdì 24 aprile al T-Hotel di Cagliari (in via...
 
  Lo smantellamento della scuola pubblica messo in cantiere da questo...
 
“Domani saremo in piazza con la Flc Cgil per manifestare contro...
 
 Annunciando il voto contrario del Partito Democratico sul decreto università, la...
 
I lavori in commissione oggi hanno raggiunto il grottesco. La maggioranza...
 
da La Repubblica, 24 movembre 2008 Mario Pirani Il riformismo non...
 
Da Il Corriere della Sera, domenica 16 novembre 2008 Marco Imarisio...
 
da Il Corriere della Sera, martedì 4 novembre Negli ultimi giorni...
 
E’ operativo il secondo anno del Progetto Scuola della Regione Sardegna,...
 
Cinzia Isola, www.altravoce.net Stavolta non potrà più consolarsi coi sondaggi gratificanti:...
 
Francesco Merlo, La Repubblica 14 ottobre 2008 Chiudete gli occhi e...
 
Grande apprezzamento dell’On.Caterina Pes (PD) di fronte al finanziamento di 30...
 
Michele Salvati, Il Corriere della Sera, lunedì  15.09.2008 Ha fatto bene...
 
da La Nuova Sardegna, lunedì 25 agosto Assegni di merito, master...
 
Guarda il video … “Molte delle norme contenute nel decreto-legge n. 112 del 2008...
 
di Caterina Pes da “L’Unità”, martedì 22 luglio La qualità dell’istruzione e...
 
  Nei giorni scorsi in Commissione Cultura, alla presenza del ministro...
 
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Qualche giorno fa a Cagliari sono intervenuta a un convegno organizzato...