Le bugie degli organi di stampa, sponsor di Cappellacci, su La Maddalena e Caprera
ott 27th, 2009 | By Redazione | Categorie: SardegnaDa alcuni giorni l’organo ufficiale di stampa della giunta Cappellacci ed altri “sponsor” comunque accomunati nel difendere le politiche del “mattone dovunque e comunque” che questa maggioranza di centro destra ha avviato in Sardegna, sfoderano articoli su articoli che riguarderebbero le intese approvate dalla Giunta Soru a La Maddalena, Caprera e un po’ ovunque. Sono i classici pezzi giornalistici sponsorizzati da chi per non parlare dei disastri di oggi cerca di confezionare artatamente e senza conoscere ciò di cui parla fantomatici casi di cementificazione selvaggia perpetrati dal “duo Soru-Sanna”.
Peccato che le cose stiano diversamente e non si conoscano per nulla i fatti e non si dia ai lettori nessun elemento di conoscenza e di informazione tali da consentire un miglior giudizio su quanto scrive.A chi propugna la cultura dilagante che vorrebbe delegittimare-manipolando i dati- chi c’era prima per legittimare il peggio che si accinge a fare, dovrebbe essere ricordato che di norma si governa per fare bene e non per emulare semmai chi avrebbe sbagliato! Fra l’altro bisognerebbe essere almeno coerenti con le pubblicazioni di articoli che ci accuserebbero oggi di aver cementificato con le intese, dal momento che per tre anni e senza tregua gli stessi autori di oggi, dall’Unione sarda al Il Sardegna, non hanno fatto altro che accusarci di cultura vincolistica, di regole troppo rigide, di PPR da modificare, edilizia da rilanciare, crisi dell’impresa edilizia e così via.
Quale è stata la “conversione” sulla via di Damasco? Non è dato saperlo, ma sappiamo anche da autorevoli editoriali pubblicati in questi giorni che si parla di cose che non corrispondono al vero e che il “piano casa” approvato da Cappellacci non parla di case ma di cemento, viola le norme di salvaguardia, quelle Costituzionali ed europee, cancella un caposaldo di tutela dei 300 metri dal mare che da oltre un decennio era entrato nella cultura dei sardi, liberalizza tutte le lottizzazioni che occupando parti intatte del nostro paesaggio erano state bloccate ed ampliano gli immobili in costruzione di imprese del tutto note e con nome e cognome crittografato nelle pieghe dei commi di questa legge regionale di evidente stampo lobbistico e privatistico.
Di che parlano dunque i soloni del mattone? Se non fosse per difendere e coprire con una informazione adulterata la realtà degli interessi particolari che si vogliono realizzare, perché non consigliano a Cappellacci di revocare le intese di cui sono tanto scandalizzati? Sono ancora in tempo, infatti se non vi fosse più il consenso contestuale della Regione, Provincia e Comune nessuna intesa potrebbe considerarsi efficace e valida per il proseguo dell’iter di autorizzazione degli interventi. Non lo faranno sicuramente perché il loro intento è ben altro e lo si capisce.
Sono i tempi che affrontiamo purtroppo, superficialità e giudizi gratuiti all’ombra dell’ignoranza e della irresponsabilità.
Facciamo allora un po’ di chiarezza:
1) l’istituto dell’Intesa è disciplinato dalle Norme tecniche di attuazione del PPR, è stato lungamente contestato e ripetute volte anche i tribunali amministrativi hanno detto che è uno strumento legittimo, coerente con la partecipazione collegiale delle istituzioni locali alle decisioni, e soprattutto luogo nel quale si esprimono tutti i pareri settoriali necessari a considerare un’opera in regime di salvaguardia, idonea ad essere realizzata;
2) di intese ne sono state siglate circa un centinaio e tutte con il consenso delle parti e con i pareri dei diversi uffici preposti sia regionali che statali;
3) fra le azioni che il Piano Paesaggistico consentiva nella fase transitoria vi era quella di riqualificazione di aree adibite a campeggi o strutture similari per le quali era possibile la loro conversione in strutture ricettive stabili a fronte di alcune condizioni ben precise;
4) queste azioni prevedevano ed è il caso del Club Mediterraneè”, riduzione del carico antropico sul territorio in esame, riqualificazione ambientale, arretramento dal mare, uso di tecniche architettoniche adeguate, migliore qualità dei servizi erogati;
5) nessuna intesa ha avuto deroghe rispetto ai Piani Urbanistici comunali, anzi qualora le condizioni dell’intervento non fossero compatibili con lo strumento urbanistico è sempre stata apposta la condizione “previo adeguamento del PUC”.
Per quanto riguarda le due strutture del Touring Club e del Club Mediterraneè si è accolta nell’intesa la riduzione da 1200 a circa 400 unità il carico antropico previsto, attraverso l’eliminazione di circa 650 bungalow aventi tetto di paglia ma basamenti in cemento armato a meno di 50 metri dal mare. Tutte le nuove strutture sono state arretrate dalla linea di battigia e curate con particolari ambientali ed architettonici di migliore impatto. Per il Club Mediterraneè infine è stato aggiornato in circa 300.000 euro il canone demaniale applicato dalla Regione a seguito del trasferimento, solo dopo 30 anni, dallo Stato alla Regione del compendio interessato.
Per tutti gli altri interventi di cui si farfuglia sugli organi di stampa sponsor di Cappellacci, si è trattato di mera riconversione ed integrazione di strutture esistenti e fatiscenti o con diversa destinazione d’uso. Quindi nessuna colata di cemento ma utilizzo e riconversione del patrimonio edilizio già esistente e con pochi, insignificanti integrazioni volumetriche per soddisfare le esigenze funzionali delle nuove destinazioni d’uso. Le modifiche del PUC in relazione ai progetti non rappresenta una mera subordinazione del Piano a quanto proposto ma la riorganizzazione dei parametri di zonizzazione e volumetrici dello stesso Piano nel quadro dei limiti massimi previsti dal Decreto Floris così come rettificati dalla legge n.8/2004. Dunque vi è forma e un chiaro interesse pubblico.
Sarebbe un vero sogno che le principali testate della Sardegna si ponessero in difesa di quello che rappresenta davvero un bene indisponibile per la collettività e cioè il territorio ed il paesaggio della Sardegna. Lo potrebbero fare solo quotidiani autenticamente “indipendenti” e saldamente ancorati ai valori costituzionali ma poiché non lo fanno e non lo faranno è del tutto conseguente che la loro mancata indipendenza che si consuma intorno ad una sottaciuta ma altrettanto nota dipendenza da obiettivi ed interessi che nulla hanno a che vedere con l’informazione vera, con il rispetto dei valori universali e dell’umanità, si può facilmente provare con il taglio che viene inferto ogni giorno all’imparzialità ed alla verità dei fatti.
Quando si arriverà oltre il limite sopportabile della pazienza dei cittadini, qualcuno si accorgerà di aver combattuto non per ideali ma per un meschino profitto e noi dobbiamo lavorare tutti ancora con maggiore energia di oggi, per portare luce e verità a qualunque sardo, convincere anche quelli che ancora pensano che quello che scrivono i giornali sia tutto vero e chiedere loro la capacità di indignarsi e di ribellarsi ricominciando quella lotta straordinaria ed indispensabile per il controllo popolare e democratico di ciò che fanno le istituzioni ed i governanti.
Gian Valerio Sanna
