Cultura ed Istruzione
15 settembre, 2009

La mannaia del Governo sulla scuola pubblica

La scuola è appena cominciata, eppure già si vedono gli effetti devastanti delle scelte del Governo sulla scuola: tagli indiscriminati e licenziamenti di massa dei precari, più alunni e meno insegnanti, meno scuole e più alunni per classe, scuole senza soldi per il loro funzionamento quotidiano.

Sono 8 i miliardi di euro tagliati in tre anni alla scuola pubblica dal governo con 132.00 posti di lavoro in meno.

Quest’ anno scolastico sono oltre 7 milioni e 825.000 gli studenti (di cui 700.000 stranieri), circa 70.000 in più dello scorso anno, con classi che possono arrivare fino a 30/33 alunni, in una situazione di drastici tagli al personale: oltre 58.000 in meno di cui oltre 42.000 insegnanti e oltre 16.000 addetti del personale ATA (tecnici, bidelli e amministrativi).

Il Ministro Gelmini per tacitare la protesta e la disperazione di centinaia di migliaia di precari, ormai diffusa in tutto il paese, ha cercato, ancora una volta, di occultare la verità con messaggi propagandistici come con l’ultimo ennesimo decreto, chiamato cinicamente, salva-precari ma che, in realtà, non salva proprio nessuno.

Il piano Tremonti-Gelmini, infatti, è al primo anno di applicazione e sono già 26.000 i precari licenziati: 18.000 insegnanti e 8.000 addetti al personale ATA.

Si tratta di un decreto assolutamente inadeguato ad affrontare un problema così importante che coinvolge la vita di centinaia di migliaia di persone e la qualità stessa della scuola pubblica del nostro paese. Il governo Berlusconi non ha attuato il piano del Governo Prodi, definito con la Finanziaria 2007, con il quale si avviava a soluzione l’annoso problema del precariato: un piano di assunzione in tre anni di 150.000 docenti e 30.000 addetti ATA. Il precedente governo di centrosinistra ha mantenuto l’impegno e ha proceduto, dunque, a dare corso alla prima parte del piano di stabilizzazione con l’assunzione di 50.000 insegnanti e 10.000 addetti ATA mentre l’attuale governo, immettendo in ruolo solo 16.000 unità (8.000 docenti e 8.000 addetti ATA), ha disatteso così le legittime aspettative di ben 104.000 lavoratori della scuola che dovevano essere assunti.

Con il “decreto-precari che non salva nessuno” si promuove, dunque, un’ulteriore discriminazione tra i precari affidando ai precari “licenziati” supplenze brevi, destinate ad altri precari, da parte delle singole scuole. Inoltre, con i cosiddetti “contratti di disponibilità”, da un lato si sostituiscono i limitati ammortizzatori sociali già esistenti e, dall’altro, non si prevede di destinare a questo scopo risorse finanziare aggiuntive a carico dello Stato e si scarica, invece, sulle regioni il finanziamento di incarichi incerti e non chiaramente definiti. Insomma, ci troviamo di fronte al rischio di un ennesimo spot privo di alcuna sostanza concreta.

Le scuole sono oberate dai debiti e la gran parte non hanno neanche i soldi per garantire le condizioni minime per il loro funzionamento quotidiano, per le supplenze, le attività didattiche. In tali condizioni quest’anno accadrà ancora più spesso quello che è avvenuto lo scorso anno: i bambini saranno sparpagliati in altre classi per la mancanza di personale insegnante, mancheranno i soldi per le fotocopie, la carta igienica e i sussidi didattici. Lo scorso anno le scuole superiori hanno avuto solo pochi spiccioli per i corsi di recupero obbligatori che hanno potuto funzionare solo con orari ridotti ed accorpati per più ambiti disciplinari. Le previsioni per quest’anno, se possibile, sono ancora peggiori.

Il maestro unico è stato bocciato dalle famiglie italiane. Il Ministro Gelmini cerca di imbrogliare l’opinione pubblica manipolando i dati: ha affermato che il “69,6% delle famiglie ha preferito il maestro unico”. In realtà solo il 2% ha scelto il maestro unico con l’orario a 24 ore settimanali, il 9% l’orario a 27 ore, il 58.6% l’orario a 30 ore e il resto le 40 ore.

Il presunto aumento del tempo pieno. Il ministro ha annunciato delle cifre che non collimano con i dati in possesso di alcune Regioni. Per esempio in Emilia Romagna non sono state istituite, per mancanza di personale, ben 128 sezioni a tempo pieno richieste dalle famiglie. In realtà con l’abolizione delle compresenze degli insegnanti, quest’anno sono stati tagliati circa 9.200 posti di insegnanti determinando una situazione di grave difficoltà per le scuole e, soprattutto, per centinaia di migliaia di bambini che hanno l’orario di 30 e 40 ore. Moltissimi di loro non avranno più gli stessi insegnanti dello scorso anno ma un cosiddetto insegnante unico di riferimento, invenzione della Gelmini (non prevista dalla legge), con 22 ore settimanali e fino ad altri 6/8 insegnanti che faranno altri spezzoni di orario. Altro che maestro unico; ci sarà una moltiplicazione di insegnanti che si incontreranno, se va bene, sulla porta, e non potranno concordare un programma didattico, attivare laboratori, sostenere con programmi mirati i più deboli, garantire le attività previste con le uscite didattiche fuori della scuola per le quali è necessario almeno un insegnante ogni 14 bambini. Insomma, non è vero che è stato potenziato il tempo pieno ma è stato riportato in vita il doposcuola. Non solo, è stato tagliato anche il tempo prolungato nella scuola media.

Per giustificare l’intervento sulla scuola elementare era stato promesso l’incremento del 50% del tempo pieno (da 34.000 a 51.000 classi). L’incremento concesso è di appena 2.191 classi.

Per incrementare del 2% (dal 25% al 27% ) le classi a tempo pieno, sono stati azzerarti tutti i moduli, ma il Ministro presenta questo disastro come un risultato strabiliante. La propaganda può anche trovare credito perché, di solito, i cittadini coinvolti sui singoli problemi sono una minoranza, ma il Ministro ha esagerato con le bugie e gli effetti si sono cumulati. E non può pensare di nascondere i fatti con le minacce agli insegnanti a cui sarebbe proibito di pensare e di dissentire.

Inglese nella scuola elementare. Sono stati aboliti tutti i 12.000 posti di insegnanti specializzati, 4000 solo quest’anno. Gli insegnanti unici di riferimento dovranno insegnare anche l’inglese e dopo solo 150 ore di formazione. Altro che inglese potenziato!

Lunghe liste d’attesa nella scuola dell’infanzia e le classi primavera senza finanziamenti. In tutto il paese sono aumentate le liste di attesa, non sono state attivate numerose classi della scuola dell’infanzia e le classi primavera istituite dal Governo Prodi non solo non sono aumentate ma sono a rischio di chiusura perché il governo ha ridotto i finanziamenti e ancora non c’è alcuna certezza per la loro erogazione.

Anche nelle scuole superiori è stato drasticamente ridotto il personale, in particolare sono state tagliate 12.000 unità, nonostante i regolamenti debbano ancora essere approvati.

I corsi riservati agli adulti saranno drasticamente ridotti per il taglio di 1500 insegnanti.

Per quanto riguarda l’edilizia scolastica non sono stati ripristinati i 25 milioni stanziati dal Governo Prodi per finanziare un piano pluriennale, cofinanziato con le Regioni e gli Enti locali, per la messa a norma e la modernizzazione delle strutture scolastiche. I tanto sbandierati fondi FAS previsti con le delibere CIPE non sono stati ancora assegnati.

In questo quadro così disastroso, il Partito democratico continuerà con forza la sua battaglia di opposizione in Parlamento e continuerà a stare al fianco delle famiglie, degli studenti e del personale della scuola.

Abbiamo già chiesto che il Ministro dell’Istruzione venga in Parlamento a riferire lo stato della situazione e portare a conoscenza dei parlamentari i dati reali e non quelli manipolati.

Nei mesi scorsi abbiamo promosso una petizione popolare sottoscritta da più di 500.000 cittadini con la quale si chiede il ritiro dei tagli e di affrontare con rigore e serietà i veri nodi e i problemi della scuola italiana. Abbiamo già presentato in parlamento una mozione che riassume i contenuti della petizione. Questa mattina, inoltre, presenteremo una nuova mozione e un’ interpellanza urgente.

Queste le proposte del Pd per una scuola pubblica di qualità, più autonoma e radicata nel territorio:

  • una scuola che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno, capace di educare al rispetto e alla responsabilità e di rendere effettivo il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito per tutti e per ciascuno, e il raggiungimento di un diploma o di una qualifica professionale almeno triennale, come garanzia minima della realizzazione dei diritti di cittadinanza e di accesso ai «gradi più alti degli studi»;
  • una scuola più sicura e qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ATA, con adeguate risorse finanziarie e di personale, con la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e con interventi per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture scolastiche;
  • rafforzare e realizzare il patto educativo tra scuola, famiglie e studenti;
  • un piano straordinario, sostenuto da risorse aggiuntive, finalizzato all’abolizione dei tagli introdotti dall’art.64 della legge n. 133/2008 e all’immissione in ruolo per docenti e addetti ATA così come previsto dal piano realizzato dal governo Prodi;
  • un’indennità di disoccupazione per due anni ai precari a cui non sarà rinnovato il contratto;
  • gli eventuali accordi regionali per il precariato devono mantenere criteri d’intervento e di applicazione unitaria e, pertanto, chiediamo che uno schema di convenzione sia discusso con la massima urgenza al tavolo di confronto della Conferenza Unificata Stato/Regioni; questi accordi devono comunque prevedere interventi e garanzie per tutto il personale precario della scuola, sia docente sia personale ATA;
  • assegnare un numero certo e stabile di insegnanti e di personale ATA (organico funzionale) alle scuole sulla base di criteri oggettivi, in modo da garantire continuità didattica e autonomia, per realizzare un piano dell’offerta formativa (POF) di qualità, nel rispetto delle norme nazionali;
  • assegnare risorse adeguate alle scuole, per il loro funzionamento e per l’offerta formativa;
  • attuare un piano straordinario nazionale per la messa a norma degli edifici scolastici, per il risparmio energetico, per la realizzazione di laboratori e attrezzature didattiche, anche con la riduzione dei vincoli del patto di stabilità, che blocca gli investimenti degli enti locali, e lo snellimento delle procedure amministrative;
  • abolire le disposizioni relative al maestro unico, all’orario di 24 ore settimanali e ripristinare le compresenze degli insegnanti nella scuola elementare;
  • garantire per gli studenti il diritto allo studio ed al successo scolastico, finanziando, d’intesa con le Regioni e gli Enti Locali, un piano nazionale straordinario per assicurare borse di studio, libri gratuiti per i dieci anni della scuola dell’obbligo, mense e trasporti, garantire il successo scolastico dei bambini disabili e svantaggiati e la piena integrazione dei bambini immigrati e contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico;
  • realizzare un piano straordinario di aggiornamento in servizio dei docenti, partendo dalla scuola media e dal biennio dell’obbligo, con priorità per la matematica, le discipline scientifiche e linguistiche;
  •  attivare un sistema di valutazione delle scuole e dei docenti, gestito da una «autorità esterna», riguardante docenti e dirigenti scolastici e relativo al funzionamento delle scuole e ai risultati di apprendimento conseguiti dai ragazzi, in termini di crescita relativa, al fine di individuare e diffondere le migliori esperienze e di incentivarle e di sostenere le situazioni di svantaggio;
  • avviare, d’intesa con le regioni sperimentazioni in varie province, come già stabilito dalla legge finanziaria per il 2008 del Governo Prodi, per migliorare l’efficacia e l’efficienza della spesa per l’istruzione, lasciando le risorse risparmiate ai territori e alle scuole che le hanno realizzate, premiando cosi le realtà più virtuose;
  • realizzare una proposta di riforma partecipata della scuola superiore, che valorizzi i saperi tecnici e scientifici, porti a sistema il meglio delle sperimentazioni realizzate nelle scuole superiori e mantenga l’unitarietà del sistema, inclusi gli istituti professionali di Stato, garantendo, inoltre, e rendendo effettivo, secondo la normativa approvata dal Governo Prodi, l’obbligo di istruzione a 16 anni;
  • riconoscere l’apprendimento per tutta la vita come diritto di ogni cittadino, potenziando, a tal fine, il raccordo scuola-università, i centri territoriali per l’educazione degli adulti, la formazione professionale e le università degli adulti e della terza età.
  • stanziare più risorse per sostenere la ricerca/azione delle istituzioni scolastiche autonome al fine di sviluppare reti di scuole che sperimentino nuove metodologie didattiche e che consentano di condividere e moltiplicare le buone pratiche ed i percorsi virtuosi intrapresi da ogni singola Istituzione.

Dalla conferenza stampa del PD sulla scuola 15.09.2009

 

 

 

 

 

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