Interrogazione al Ministro Sacconi: no a una legge punitiva nei confronti dei soggetti emofilici
lug 1st, 2009 | By Redazione | Categorie: Interrogazioni e interpellanze
Fare chiarezza sulla bozza di decreto che definisce i criteri di attribuzione dei risarcimenti a favore degli emofilici: è con questo fine che con i colleghi Livia Turco, Amalia Schirru, Paolo Fadda e Guido Melis ho presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi. Le anticipazioni su tale bozza lascerebbero intendere una soluzione della questione in senso punitivo per persone che da anni convivono con una patologia già di per sé penalizzante: una soluzione sulla quale, recependo le istanze delle associazioni come la FedEmo (Federazione delle Associazioni Emofilici Onlus), ho chiesto un immediato chiarimento al Ministro.
In Italia sono oltre 1500, secondo alcune stime, i pazienti emofilici che hanno contratto il virus dell’HIV o dell’epatite – virus cronici e gravemente debilitanti – a causa di trasfusioni infette. Alcuni di loro hanno ottenuto un risarcimento dallo Stato, altri lo aspettano da anni.
Della questione degli indennizzi si è occupata anche la legge finanziaria 2008 (legge n. 244 del 2007), la quale conteneva un provvedimento che stanziava 180 milioni di euro l’anno a favore di soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto, somministrazione di emoderivati infetti, vaccinazioni obbligatorie. La norma ha però demandato i criteri per l’accesso a tale risarcimento a un decreto attuativo del Ministero della Salute, che avrebbe dovuto stilarlo di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze.
Il decreto, attualmente all’esame del Ministero del Welfare, secondo quanto si apprende dalla stampa e da alcune dichiarazioni di rappresentanti del Governo conterrebbe però dei principi punitivi nei confronti dei destinatari del provvedimento, come quello della prescrizione dei termini per l’accesso ai risarcimenti. Di più non è dato sapere in quanto, nonostante le ripetute richieste di convocazione arrivate al dicastero della Salute da alcune associazioni come la FedEmo per potersi confrontare sul testo del decreto, non vi è stata alcuna risposta.
Nell’interrogazione presentata al Ministro Sacconi abbiamo chiesto di riconsiderare attentamente la questione, formulando criteri più equi per chi, come gli emofilici, già vive in precarie condizioni di salute. Importante sarebbe dotarsi, in questa occasione, non di un parametro meramente contabile – la semplice attribuzione di indennizzi monetari alle persone danneggiate – ma di una più forte e concreta attenzione alle condizioni psicologiche, fisiche e materiali di tanti pazienti che confidavano in scelte diverse da quelle che paiono profilarsi all’orizzonte come inappropriate e penalizzanti.
In particolare, nella bozza del decreto parrebbe comparire il concetto di prescrizione, una prescrizione che, francamente, mal si concilia con lo status cronico della patologia in questione: patologia che, come amaramente fanno notare le associazioni degli emofilici, non va in prescrizione.
Alla luce di tutto ciò, chiediamo al Ministro Sacconi una riscrittura della bozza del decreto attuativo che tenga conto delle istanze presentate dalle associazioni schierate da anni in difesa dei diritti degli emofilici e che cerchi una soluzione politica ed extragiudiziaria ad un’annosa e spiacevole vicenda che si trascina da anni.
