Caterina Pes

Una sanità all’avanguardia

feb 25th, 2009 | By Redazione | Categorie: Sardegna

Il primo intervento risale a due settimane fa, quando i primi quattro pazienti sono stati operati dall’equipe oculistica all’ospedale di Ghilarza. Il piano, però, continua a sarà esteso anche al nosocomio di Bosa. Nei prossimi giorni, come già al Delogu, anche al Mastino entrerà in funzione, infatti, il day service oculistico, destinato a non costringere più i pazienti dell’Alto Oristanese e della Planargia a rivolgersi alle strutture di chirurgia oculistica fuori provincia per sottoporsi, ad esempio, a un intervento alla cataratta.  «L’attivazione dei nuovi servizi offre la giusta occasione per richiamare l’attenzione su queste e altre lodevoli attività che la Asl n. 5 di Oristano ha saputo e potuto realizzare grazie all’attuazione del Piano sanitario regionale»: è il commento del deputato Caterina Pes, che interviene sulla vicenda esprimendo un giudizio più che favorevole all’iniziativa. «Dal 2007 – momento nel quale la Regione Sardegna stanzia, tra gli altri, 23 milioni di euro a favore della Asl n.5 per opere di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico – l’aspetto del panorama sanitario provinciale può dirsi davvero cambiato – sostiene, fra le altre cose, Pes -. L’attuazione del piano regionale ha reso, infatti, possibili numerosi interventi nella provincia che, in termini di velocità di realizzazione e qualità dei servizi offerti, meritano menzione e apprezzamento».  Fra le attività realizzate nel 2008, e che hanno comportato un cambiamento in tema di servizi nella sanità dell’Oristanese, si colloca l’apertura del centro di Emodinamica, per la diagnosi e la cura di pazienti con patologie coronariche e il primo impianto di pacemaker biventricolare con defibrillatore, con controllo a distanza (primo modello del genere impiantato in Sardegna), ma anche l’apertura del servizio di Oncoematologia ambulatoriale e del nuovo reparto di Ostetricia e Ginecologia.  Secondo Caterina Pes «lo sguardo va rivolto anche ad altre realtà come Villa Sant’Antonio, Cuglieri o Laconi (che tra le altre attività hanno visto nascere nuovi centri prelievi già da ottobre 2008) o ancora a Terralba, con l’apertura del Centro alcologico per le persone con problemi di alcolismo». A ciò si aggiungono altri elementi di novità, come il progetto di ospedalizzazione domiciliare nel distretto sanitario di Ghilarza e Bosa, con l’equipe medica che per la prima volta nella realtà dell’Oristanese segue il paziente a casa.  Proseguendo con il bilancio dei progetti che stanno modificando radicalmente i servizi socio sanitari nel territorio, Pes ricorda come a San Vero Milis a breve sia prevista l’apertura del Centro prelievi; per Ghilarza l’avvio delle attività ambulatoriali di Fluoroangiografia (mentre è appena entrato in funzione il Laser per retinopatia); ad aprile Samugheo e Busachi apriranno la Casa famiglia ed il Centro diurno. Oltre, naturalmente, il piano che prevede la realizzazione dei nuovi corpi e reparti del San Martino di Oristano.  «Alla luce dei dati considerati, il Piano sanitario regionale, lungi dall’essere un progetto utopico, è di fatto un progetto virtuoso perché in grado, come poche altre regioni in Italia, di riequilibrare i conti della sanità pubblica, di risanare e riformare nel suo complesso il sistema sanitario, con interventi che collocano sempre e dovutamente al primo posto i bisogni delle persone e delle famiglie coinvolte».

La Nuova Sardegna, 20.02.2009

Un commento
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  1. …e allora perchè, cara Caterina, all’indomani delle elezioni, alla ASL di Oristano festeggiavano la sconfitta di Renato Soru?

    Mi sono chiesta: come si fa a non vedere la fiducia e la caparbietà con cui una persona come Soru coltiva il sogno di una Sardegna “autorevole e autonoma, una regione d’Europa più moderna e di maggiore giustizia sociale, la Sardegna che portiamo nel cuore”?

    Poi ho fatto caso ad un particolare curioso, (devi scusarmi ma io devo dare una risposta alla forte delusione che provo per la svendita che i sardi hanno fatto della nostra bella Terra, votando Cappelllusconi):

    Facci caso, dire in sardo “io ho un sogno” non si può tradurre. Ci sono molte parole sarde che hanno resistito nel tempo alla lingua italiana, ma fra queste non compare la parola SPERANZA e neppure la parola SOGNO.

    È terribile! Noi sardi abbiamo cancellato nella nostra forma mentis la possibilità di avere un Sogno!

    Dunque il suo Sogno , il vostro sogno, non era solo inaccettabile, ma addirittura incomprensibile!
    Intorno a me vedo gente rassegnata, disillusa, incapace di guardare al di là del proprio naso, del proprio piccolo, piccolo interesse privato. Mi dicono che Soru non sia di sinistra, ma io gli ho sentito citare Gramsci, Berlinguer, gli ho visto far caparbiamente pagare la tassa sul lusso e ridistribuirne il ricavato (mi ricorda tanto Robin Hood, ma forse sono un po’ romantica) …
    Però, vedi Caterina, mentre io e alcuni altri lo ascoltavamo e con spirito critico concludevamo che di lui ci si può fidare, milioni di persone avevano la mente annebbiata dal “Grande fratello” e dalle barzellette del Presidente del Consiglio, il quale ha ben pensato di trascorrere qui da noi gli ultimi quattro weekend, per prendersi, come ha fatto, la nostra bella Sardegna.
    E adesso?
    Ho letto che Renato Soru ha deciso di rimanere e di continuare a combattere. Che sollievo! Credevo che per i Sardi fosse ormai persa per sempre la possibilità di avere un sogno. Finchè ci saranno persone come lui e come te, carissima, che non si arrendono, c’è ancora speranza. Chissà, magari un giorno potremo dirlo anche in limba, fieri ed orgogliosi come Soru di essere Sardi.

    Torregrande Oristano, 20/02/09 Margherita Meloni, maestra elementare

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