Istruzione, sanità, ambiente i punti forti del programma.
feb 11th, 2009 | By Redazione | Categorie: Sardegna“La prima idea per la Sardegna del futuro è che diventi la Regione più istruita d’Europa”. Con uno sguardo aperto al futuro, incentrato sulle prospettive e sugli investimenti per le nuove generazioni e un occhio attento al presente, alla crisi dell’industria, Renato Soru ha incontrato martedì a Cagliari all’Api sarda, ricordando che la sua campagna elettorale è rivolta all’intera società sarda. “La politica deve cercare di cambiare il mondo, avere uno sguardo lungo e non solo accontentare una categoria appresso all’altra: siamo tutti un mondo più vasto rispetto alle categorie a cui apparteniamo”. In questo momento di crisi internazionale, presa sottogamba dal Governo nazionale, la Regione ha il compito di mettere in atto misure di sostegno per i cittadini, di attuare politiche e ammortizzatori sociali che non lascino nessuno indietro.
A dispetto della passività del Governa nazionale, in Sardegna si registrano anche segnali positivi: “La Carbosulcis ha riaperto e sta facendo il nuovo contratto per aumentare la produzione, ha riaperto la miniera di Silius, una cartiera chiusa da 20 anni diventa un polo nautico generando un ciclo virtuoso di lavoro e formazione”. E non sono le uniche imprese che aprono e assumono. Cita i dati dell’Istat Renato Soru, i quali parlano chiaro: 75 mila persone in cerca di occupazione e i posti di lavoro aumentati di 27 mila unità: il 40% dell’occupazione generata in tutto il meridione d’Italia.
Ma la Regione può intervenire ancora, “il sostegno al credito e lo strumento dei consorzi fidi sono interventi che la Regione ha già in atto e saranno incrementati. In Sardegna non solo il debito scende ma abbiamo recuperato risorse importanti, anche per i settori produttivi. Non solo i bonus per i dipendenti e l’Irap al livello più basso d’Italia, ma abbiamo in cantiere opere pubbliche per 4miliardi e 700milioni di euro per infrastrutture che sono in grado di trascinare in maniera importante consumi e lavoro: 15 mila unità per cinque anni o 12 mila per 6 anni”.
A Teulada Soru ha ribadito l’esigenza di ribilanciare le servitù militari, sottolineando: “In questi anni ci siamo impegnati ottenendo risultati importanti. C’è stata un’importante restituzioni di beni demaniali”. Capo Teulada e Quirra sono i più grandi poligoni d’Italia e d’Europa. “Sono contro il poligono di Quirra, come sono contro tutti i poligoni che ancora ci sono in Sardegna, negazione del possibile sviluppo civile e causa di problemi sulla salute”.
A più riprese Renato Soru ha evidenziato come le esigenze della difesa negano le esigenze civili. Uno degli argomenti avanzati sulle difficoltà di spostare la base è legato ai costi. “Ma quanto costa la sottrazione al territorio? E’ come l’attività di un soldato che sta per 50 anni al fronte: dopo 50 anni c’è bisogno che qualcuno si avvicendi e lo sostituisca”.
Il piano di rilancio dello sviluppo sostenibile per queste zone deve puntare sull’agricoltura e sulla pesca, dentro le regole europee ma con un’attenzione alla nostra tradizione. “La via non è cercare l’America fuori ma portarla qui”.
A Villacidro e San Gavino Renato Soru si è poi soffermato sui progetti di un centrosinistra che vuole assumersi responsabilità e che pone al centro del suo programma, in continuità con il lavoro svolto in questi anni la scuola, la sanità e l’ambiente. Di contro ci sono quelli che invece delegano e si rimettono all’invadenza del Presidente del Consiglio, causa del mancato confronto elettorale sui temi della Sardegna.
Ci sono due Sardegne che vanno a votare: “c’è una Sardegna della responsabilità che non delega” e una che si affida ad altri, che pensa che “ci vogliono bene. Ma non è così perché non stanno bene neanche a livello nazionale”. Non resta che bluffare anche con le schede elettorali dove non si dice chi sia il vero candidato presidente e sul loro simbolo c’è scritto “Berlusconi Presidente”.
A San Gavino, dopo aver annunciato la prima intervista all’Unione Sarda dopo 5 anni, Soru ha parlato dell’esigenza di arrivare ai sardi casa per casa per supplire alla cronica carenza di informazione. Tanti militanti, volontari, comitati spontanei si sono impegnati per diffondere il messaggio del cambiamento, sostenendo il dibattito politico all’interno delle famiglie. Internet, i social network sono stati un tam tam crescente di passaparola, un esempio di attivismo. “Tanti giovani si stanno impegnando in politica perché capiscono che c’è un progetto che li riguarda. I sardi hanno un moto d’orgoglio, si sentono presi in giro da Berlusconi, un signore che pensa che l’Italia sia uno scacchiere da conquistare pezzo a pezzo. A questa idea di prevaricazione la Sardegna si ribella e manderà un segnale forte”.
